Lettori madrelingua, continua la protesta tra ricorsi e sentenze in arrivo

"Da marzo 2013 l'Università di Catania ci ha decurtato lo stipendio, applicando la legge Gelmini, da 1600 euro a 940 euro: un taglio di quasi il 50% che significa per tanti di noi non saper come pagare mutuo, affitto, scuole, spese quotidiane", ci racconta la professoressa Probst

Fase di stallo per la situazione dei lettori/Cel di Catania che continuano la protesta denunciando una situazione di “discriminazione continua” presso l’ateneo, per via dell’attuazione della Legge Gelmini. In questa battaglia non sono soli, considerato che nella medesima situazione versano i colleghi degli atenei di Lecce, Bergamo, Cassino, Siena e Palermo.

Un gruppo di loro, quelli di madrelingua tedesca, avevano pure scritto una lettera al Presidente del Consiglio Letta, nella quale chiedevano un intervento urgente che garantisse ai lettori di lingua straniera gli stessi diritti e condizioni di lavoro tutelati nelle altre università italiane. Senza contare poi che bisogna fare i conti con l’Unione Europea: l’Italia ha assunto degli impegni precisi adottando la Risoluzione del Consiglio Europeo del 2008 sul multilinguismo, con la conseguenza che sarebbero in arrivo delle sanzioni per il Belpaese.

A Catania la maggior parte dei lettori si è rivolta ai legali: uno dei due gruppi avrebbe dovuto ottenere l’esito del ricorso d’urgenza contro le delibere dell’università, nonostante la sentenza, seppur provvisoria, non sia stata emanata.

Anche la professoressa Probst, lettrice di lingua tedesca presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, vive a Catania da 22 anni e ha un contratto a tempo indeterminato con lo stipendio da ricercatore a tempo definito all’85%, nell’attesa che una sentenza lo riporti al 100%.

“Da marzo 2013 l'Università di Catania ci ha decurtato lo stipendio, applicando la legge Gelmini, da 1600 euro a 940 euro: un taglio di quasi il 50% che significa per tanti di noi non saper come pagare mutuo, affitto, scuole, spese quotidiane” racconta la professoressa Probst. “Ci siamo rivolti ad un avvocato, pagando le spese, per avviare un’udienza urgente che si è svolta il 6 giugno 2013, di cui aspettiamo ancora l’esito. In altre parole, speriamo che la sentenza sia positiva nei nostri confronti e condanni l'Università a pagarci come prima".

“L’università, a suo modo, ha cercato di intavolare una bozza di accordo con noi, ma i termini stipulati sono lontani da quello che noi riteniamo giusto, e che è stato in buona parte già riconosciuto nelle varie sentenze a nostro favore” dichiara il professor Lawson, lettore di madrelingua inglese presso il DAPPSI. “Rimane un accordo inaccettabile quello che prevede un aumento di ore lavorative per guadagnare una mensilità che neppure raggiunge quello che è stato riconosciuto in passato; noi abbiamo intenzione di proseguire con i nostri ricorsi e di non farci illudere dalle proposte dell’università. Ci auguriamo - conclude Lawson -che la vicenda venga risolta a livello ministeriale, ma senza tradursi nell’ennesima mistificazione della questione”.Nel frattempo una manifestazione di tutti i lettori d’Italia si terrà a Roma il prossimo giovedì.

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