Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Università, progetto archeologico Montevergine: Catania apre suoi scavi

Per la prima volta, l'archeologia potrà essere toccata con mano, non si limitera' a rimanere sulla cattedra, ma diventera' un'esperienza pubblica e partecipata, aperta a studenti e ai cittadini, grazie al progetto Archeologico di Montevergine

alcuni momenti della cerimonia al Museo di Mineralogia

Catania antica “apre” le sue porte tra scavi archeologici e esposizioni, ma anche con attività di ricerca, didattica e divulgazione. Per la prima volta, infatti, l’archeologia potrà essere toccata con mano, non si limiterà a rimanere sulla cattedra, ma diventerà un’esperienza pubblica e partecipata, aperta a studenti e ai cittadini, grazie al Progetto Archeologico di Montevergine. Un progetto che è stato illustrato stamattina nel corso dell’iniziativa “Alla scoperta di Catania antica” e che prevede lo scavo nei giardini di Palazzo Ingrassia (via Biblioteca) dell’Università di Catania. Ma anche interventi di valorizzazione dell’area con specifiche azioni di archeologia partecipata dirette agli abitanti del quartiere e ai visitatori e turisti della città di Catania. A realizzarlo l’Ateneo catanese in collaborazione con la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali e il Parco archeologico di Catania e con il supporto logistico del Comune. 2Gli interventi di scavo stratigrafico saranno avviati nel mese di settembre e consentiranno di far scoprire l’archeologia da un punto di vista scientifico e didattico in un processo continuo e costante di integrazione con i residenti del quartiere" ha spiegato la docente Simona Todaro dell’ateneo catanese, responsabile del progetto coadiuvata da Gioconda Lamagna della Sovrintendenza di Catania e Michela Ursino del Parco archeologico di Catania.

"Le attività di archeologia sperimentale ci consentiranno di promuovere la ricerca - ha aggiunto la docente –. Saranno realizzati, inoltre, pannelli esplicativi e video clip funzionali per illustrare la storia antica di Catania". Un aspetto, quest’ultimo, coordinato dal prof. Nicola Laneri dell’Università di Catania che ha curato l’implementazione della strumentazione in dotazione al Museo di Archeologia. Una struttura museale che proprio oggi ha riaperto i battenti nel corso di una cerimonia alla presenza del rettore Francesco Priolo e del prorettore Vania Patanè, delle delegate alla Terza missione Alessia Tricomi e al Sistema Museale di Ateneo Germana Barone, della direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche Marina Paino, dell’assessore comunale alla Cultura Barbara Mirabella, della direttrice del Parco archeologico di Catania Gioconda Lamagna, della presidente del corso di laurea in Beni culturali Barbara Mancuso e dei responsabili scientifici del Progetto Archeologico Montevergine Simona Todaro e del Museo di Archeologia Nicola Laneri.

"Gli interventi sono stati finalizzati a rendere più idonea la strumentazione a promuovere la straordinaria sequenza cronologica della città di Catania ai visitatori del museo che, grazie allo studioso Guido Libertini, custodisce antichità databili dal periodo preistorico e protostorico fino all’età Tardo Antica e Medioevale - ha spiegato il prof. Laneri -. Il particolare interesse di Libertini per i manufatti antichi centuripini ci consente oggi di poter ammirare all’interno dell’ultima sala del museo 78 falsi, prodotti con tale maestria dai falsari di Centuripe da ingannare anche gli esperti. Il Museo, le cui attività educative sono affidate a Officine culturali, vuole essere un luogo di studio, di ricerca e di conservazione, ma soprattutto un luogo di scambio, di relazione e intensa socialità, in cui la ricerca incontra il territorio, in cui imparare a costruire il nostro presente".

Sempre stamattina è stato inaugurato al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (sezione di "Scienze della Terra", corso Italia 57) il “nuovo” Museo di Mineralogia, Petrografia e Vulcanologia fondato nel 1781 con l’istituzione del Gabinetto di Storia Naturale con all’interno le raccolte di minerali rocce e fossili donate dal naturalista Giuseppe Gioeni e le collezioni di minerali delle solfare siciliane, rocce siciliane, campioni dell’Etna, delle Isole Eolie e dell’area vesuviana, gemme e ambre e strumenti antichi. Alla cerimonia sono intervenuti il rettore Francesco Priolo e il prorettore Vania Patanè, le delegate alla Terza missione Alessia Tricomi e al Sistema museale d’Ateneo Germana Barone, la sovrintendente ai Beni culturali Donatella Aprile, il direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali Gianpietro Giusso del Galdo, il responsabile scientifico del museo Paolo Mazzoleni.

"La sinergia instaurata da tempo tra Università, Comune e Sovrintendenza di Catania sta finalmente dando i suoi frutti con la riapertura dei musei cittadini e la realizzazione di progetti mirati alla valorizzazione e allo sviluppo del territorio tra cui la rete museale etnea – ha spiegato il rettore Francesco Priolo -. Un progetto culturale che vede gli studenti come protagonisti indiscussi nel campo della ricerca e della formazione".

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