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Operazione Civita, usurai applicavano tassi d'interesse del 160 per cento annui

Per non destare particolari sospetti, uno degli arrestati ha anche sfruttato il proprio figlio di appena 13 anni per condurre le illecite attività. Era, infatti, solito inviare il minore presso gli usurati per riscuotere le rate settimanali

Questa mattina, i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania, coordinati dal pool contro i reati di usura ed estorsione della Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque catanesi, responsabili, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione. 
  
Le indagini nascono da denunce presentate da alcuni commercianti catanesi che, supportati da una locale associazione antiracket (Associazione Antiracket Antiusura Etnea), hanno deciso di raccontare le prevaricazioni che subivano ormai da diversi anni ad opera di alcuni “strozzini” operanti nei quartieri “Civita”, “San Cristoforo” e “San Berillo” di Catania.

Le investigazioni, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania, si sono avvalse sia di attività tecniche di intercettazione audio/video che di osservazioni e pedinamenti sul territorio, consentendo di raccogliere importanti elementi di prova nei confronti della rete di usurai, che aveva applicato tassi d’interesse pari, in alcuni casi, al 160% annuo. 

In particolare, i ruoli all’interno della consorteria criminale erano così suddivisi: Lorenzo Saitta (“il vecchio”) e Felice Papaserio erano coloro che finanziavano l’illecita attività, mentre gli altri componenti (La Rosa Antonino Giuseppe detto “Antonello”, Basile Alfio Alessandro, Mirabella Francesco) si occupavano di individuare “i clienti”, soprattutto fra i piccoli commercianti in difficoltà economica, e della riscossione delle rate settimanali.

Dall’attività investigativa è emerso che La Rosa, in più occasioni, si è recato anche dentro una chiesa per intimare, lontano da occhi indiscreti, a una propria vittima la corresponsione dei debiti scaduti. Lo stesso, sempre per non destare particolari sospetti, ha sfruttato il proprio figlio di appena 13 anni per condurre le illecite attività. Infatti, era solito inviare il minore presso gli usurati per riscuotere le rate settimanali. Ancora, si faceva accompagnare quando doveva recarsi dalle proprie vittime per minacciarle.

Nel corso delle indagini sono stati accertati 25 episodi di usura e 2 di estorsione in danno di altrettanti soggetti, mentre altri casi non sono stati contestati per la mancata individuazione delle vittime. I prestiti pattuiti variavano dalle poche centinaia ad alcune migliaia di euro, corrisposti sempre e solo con denaro contante.
 

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