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Usura ed estorsione, il "giro" era gestito dalla madre del boss: 4 arresti

La polizia ha arrestato a Catania 4 persone nell'ambito di un'indagine su un "vorticoso giro di prestiti ad usura, gestito dalla madre di un boss dell'organizzazione Cappello-Bonaccorsi"

All’alba di oggi, su delega della Procura di Catania, la polizia ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, nei confronti di quattro persone per usura e tentata estorsione.

Si tratta di Concetta Salici del '54, Gaetano Bellia dell'82, pregiudicato, in atto detenuto presso la casa circondariale di Catania - “Bicocca”, Giovanni Salici del 1964), pregiudicato e Emanuela Valentina Aquilino per la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari.

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Sono considerati appartenenti al clan Cappello-Bonaccorsi e sono accusati di avere commesso il reato in danno di soggetti che versavano in stato di bisogno.

Le indagini tecniche sono state avviate nell’ottobre del 2015, su delega della D.d.a di Catania, nei confronti dei fratelli Gaetano Bellia ed Attilio, noti esponenti del clan mafioso Cappello - Bonaccorsi, entrambi tratti in arresto il 24 novembre 2015 nell’ambito della nota operazione “Revenge 5”.

Ed invero, già in quella sede, sebbene non fossero stati contestati specifici reati di usura, era emerso un giro vorticoso di denaro tra i citati e la madre Concetta Salici, circostanza che lasciava ritenere il loro coinvolgimento in questi reati, ulteriormente avvalorato dal rinvenimento, durante una perquisizione domiciliare eseguita nel luglio del 2013, di numerosi assegni post-datati privi dei beneficiari e di alcuni titoli cambiari.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile - Sezione Reati contro la Persona - facevano emergere un vasto giro di prestiti ad usura, gestito da Concetta Salici, la quale, avvalendosi del timore esercitato sulle vittime dai figli, dal loro carisma delinquenziale e dall’appartenenza alla famiglia mafiosa, coordinava l’attività illecita, con la collaborazione del figlio, Gaetano Bellia, della convivente di quest’ultimo, Emanuela Valentina Aquilino, nonché del fratello Giovanni Salici. E’ stato appurato come il gruppo criminale in questione fosse dedito all’attività usuraia nei confronti di numerose vittime che, in conseguenza dello stato di bisogno in cui versavano (determinato da disagiate condizioni economiche) erano costrette a rivolgersi alla Salici per ottenere somme di denaro, quantificabili in alcune migliaia di euro pro-capite, da restituire con interessi sino al 30% mensile.

In caso di eventuali ritardi nei pagamenti seguivano le minacce poste in essere da Bellia Gaetano e, talvolta, anche da Salici Giovanni. Sebbene le intercettazioni abbiano fatto emergere numerosi episodi di usura, nella misura cautelare ne sono contestati solamente tre, atteso che alcune vittime hanno volontariamente negato la loro sottoposizione alla pressione usuraia, consapevoli della potenziale denuncia per favoreggiamento alla quale sarebbero andati incontro, pur di non rendere dichiarazioni contro la famiglia Salici-Bellia.

Nel corso delle indagini, infatti, sono state indagate 7 persone per favoreggiamento personale per aver aiutato Salici Concetta e Bellia Gaetano ad eludere le investigazioni dell’Autorità, fornendo dichiarazioni non veritiere in occasione della loro escussione negli uffici della Squadra Mobile.

Alla Salici, quale istigatrice, ed al figlio Bellia Gaetano, quale esecutore materiale, è altresì contestata una tentata estorsione, poiché, in concorso tra loro, al fine di incassare le somme pretese a titolo di interessi e di restituzione della sorte capitale, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere una vittima di usura a versare il danaro richiesto, evento non verificatosi per l’intervento di personale della Squadra Mobile e per la decisione della medesima vittima di denunciare i fatti.

Nei confronti di 1destinatario della misura, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari. Nel corso delle perquisizioni, all’interno dell’abitazione di Salici Concetta sono stati rinvenuti e sequestrati un foglio manoscritto in cui erano annotate cifre e nominativi. Inoltre, la donna aveva indosso due assegni indicanti l’importo, la firma del traente ma non l’indicazione del beneficiario, anch’essi sequestrati.

Altro assegno è stato rinvenuto e sequestrato presso l’abitazione di Aquilino Emanuela Valentina. Espletate le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali di Catania - “Bicocca” e piazza Lanza. 

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