Banda di usurai arrestati dietro la pescheria: interessi fino al 100 per cento

Emerge un particolare, in controtendenza con altri casi del genere: non si faceva ricorso alla violenza, né ad atti intimidatori, ma solo a minacce nei confronti dei debitori in forte ritardo

La coraggiosa denuncia di un imprenditore finito nel vortice di un giro d'usura, ha permesso ai carabinieri di arrestare i 5 componenti di una banda di 'strozzini', dopo 3 anni di indagine eseguiti dai carabinieri in coordinamento con la Procura etnea. Con intercettazioni telefoniche e pedinamenti si è potuto accertare che almeno 12 persone erano finite ammagliate nella rete dei presta-soldi che operava nela zona della pescheria di Catania, in piazza Alonzo di Benedetto, con appoggio per “rappresentanza” in un vicino bar che si affaccia su Villa Pacini.

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A capo della banda Alfio Lombardo, noto come “Massimino” (questo il nome dell'operazione). Aveva accanto il suo vice (Puglisi Carmelo), che gli faceva da spalla, accompagnatore e autista mettendo persino a disposizione la sua automobile. Un riscossore di denaro che recuperava le somme meno ingenti ricordando ai debitori le scadenze dei termini pattuiti per i pagamenti e due giovani aiutanti, tra cui il nipote del capo, che si occupano delle riscossioni di minore rilievo.

Le cifre prestate all’ inizio non erano mai particolarmente elevate. Mediamente il prestito era di circa 350 euro, necessari a soddisfare esigenze minime quotidiane o a sanare qualche debito di gioco, ma lievitano con facilità per i crescenti interessi praticati che arrivano facilmente da 25% anche a 100%. Lo stesso "Massimino" cercava di instaurare un rapporto di falsa empatia e comprensione, tale da indurle a essere quasi riconoscenti per sua la sua tolleranza nei numerosi, inevitabili casi di posticipo del pagamento.

Nella loro rete di clienti finivano persone con il vizio del gioco, dipendenti, inservienti e piccoli imprenditori.  Emerge un particolare, in controtendenza con altri casi del genere: non si faceva ricorso alla violenza, né ad atti intimidatori, ma solo a minacce nei confronti dei debitori in forte ritardo.

Il denaro incassato era prevalentemente destinato a costituire bacino di liquidità per altri prestiti. Il giro d'affari quantificato dagli investigatori ammonta a circa 46.000 euro, oltre 33.000 dei quali sono risultati provento di usura.

Questi in nomi degli arrestati nell'operazione "Massimino": Lombardo Vincenzo classe 1978, Lombardo Alfio, nato nel 1958, Puglisi Carmelo del 1948, Lo castro Salvatore classe 1938, Napoli Orazio dell'81.

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