Vendeva esami per Medicina a 250 euro, la Cassazione lo lascia ai domiciliari

Ad avviso della Suprema Corte, infatti, chi commette questo tipo di imbrogli dietro compenso è una persona di "qualificata pericolosità" che merita la misura cautelare degli arresti domiciliari per via del suo inserimento nel contesto universitario

Arresti domiciliari per un impiegato dell'Università di Catania che in cambio di 250 euro per ogni prova orale "vendeva" gli esami della facoltà di Medicina agli studenti. E' quanto stabilito in Cassazione. Ad avviso della Suprema Corte, infatti, chi commette questo tipo di imbrogli dietro compenso è una persona di "qualificata pericolosità" che merita la misura cautelare degli arresti domiciliari per via del suo inserimento nel contesto universitario e della reiterazione delle finte attestazioni per diverso periodo di tempo.

L'impiegato convalidava il superamento degli esami con falsi "statini" telematici. Con 19 esami "fantasma", uno studente, Francesco F., era riuscito addirittura a laurearsi "traendo in inganno i componenti della Commissione di laurea, alla sessione del 22 ottobre 2013, sul falso presupposto dell'intervenuto superamento di tutti gli esami previsti dal relativo piano di studio".

L'impiegato sotto inchiesta deve rispondere di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, falsità ideologica su documenti informatici, accesso abusivo ad un sistema informatico e falsità ideologica commessa da terzi per errore determinato dall'altrui inganno". 

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