"Io sono Giordana": la battaglia e il coraggio di Vera Squatrito

Ha grinta da vendere Vera Squatrito e gli stessi occhi intensi di sua figlia Giordana, 20 anni, uccisa dall'ex fidanzato con 48 coltellate il 7 ottobre del 2015. Per lei e per tutte le donne conduce una lotta contro il femminicidio

“In un attimo succede l'inferno, senti un male dentro che non potevi mai immaginare di provare, poi capisci che lei non tornerà più e che devi farti forza e continuare a combattere”. Ha grinta e coraggio da vendere Vera Squatrito e gli stessi occhi intensi di sua figlia Giordana, 20 anni, uccisa dall'ex fidanzato con 48 coltellate il 7 ottobre del 2015. Quotidianamente Vera trasforma il dolore in tenacia, per condurre una battaglia contro il femminicidio.

“Le mie giornate si dividono tra lavoro, famiglia e la mia missione – ci dice – perché sono troppe le donne che muoiono per mano di uomini che non sanno nemmeno cosa sia l'amore”. Una donna ogni tre giorni in Italia viene uccisa dal marito, dal fidanzato,  dal compagno: molto spesso si tratta di ex, di relazioni concluse, storie finite dopo giorni o anni di limitazioni, insulti, minacce e botte.

“Giordana ha conosciuto il suo assassino a soli 15 anni, - continua Vera - si trattava del suo primo amore, eppure io sin da subito mi sono accorta che qualcosa in lui non andava. Nel 2012 ha cercato di isolare mia figlia da tutto e tutti, voleva allontanarla anche da noi, dalla sua famiglia. Voleva farle terra bruciata intorno e l'ha portata persino ad abbandonare la scuola. Oggi so per certo che i lividi sulle gambe e sulle braccia che aveva Giordana non erano segni della danza, di un allenamento troppo intenso. Lui la picchiava, la prendeva a calci, ma lei fingeva che non accadesse”.

Alcune statistiche fotografano in Italia una situazione allarmante: il 70 per cento delle vittime di femminicidio infatti, prima di essere uccisa, aveva sporto denuncia contro il proprio aggressore. “Giordana aveva smesso di amarlo, - ci racconta Vera - aveva capito che la loro relazione non era sana e stava ricominciando a godersi la vita. Cresceva sua figlia meravigliosamente, ballava, lavorava. E lì lui ha capito che l'aveva persa, per sempre. Così ha cominciato a fingere di volersi occupare di Asia, di voler fare il padre, solo per riavvicinare Giordana. Diverse volte si è introdotto di nascosto in casa nostra, ossessionava mia figlia con telefonate e messaggi, per questo l'ho convinta a denunciare. E lui l'ha uccisa a meno di 24 ore dalla prima udienza per stalking".

“E' fondamentale che le donne continuino a denunciare, ma anche altrettanto importante che le istituzioni sostengano con maggior forza i centri antiviolenza. Per le donne è necessario imparare a riconoscere i primi segnali allarmanti, per gli assassini però ci vogliono pene certe e nessun sconto o attenuante”.

Dalla tragica morte di sua figlia ad oggi Vera ha portato avanti senza sosta la sua battaglia, una lotta essenziale per i diritti di tutte le donne. Ha girato e continua a girare centinaia di scuole, raccontando la storia di Giordana, evidenziando tutti i campanelli d'allarme che, all'interno di una relazione maltrattante, non devono mai essere trascurati. “Giordana era ormai mille miglia lontana da lui, eppure era una madre giovane e coscienziosa, non avrebbe mai creduto che ad ucciderla potesse essere il padre di sua figlia. Quel legame l'ha tratta in inganno”.

Quella di Vera è una famiglia fatta di donne che combattono con fierezza e a testa alta, con lei giorno dopo giorno la piccola Asia che a breve compirà sei anni ed Erika, la figlia maggiore, che assomiglia a Giordana in maniera incredibile e che come lei usa la danza per provare a trasformare un dolore pesantissimo e silenzioso. “Ballavo per un disperato bisogno fisico di muovermi,voltarmi, correre... Ballavo perché il mio corpo doveva scaricare nell'aria circostante violente energie compresse che non sapevo dove mettere, come trattare. Era una forza misteriosa, silenziosa, completamente padrona di me, della quale non sapevo cosa fare...” scriveva così Giordana sul suo profilo facebook, un mese prima del suo assassinio. Sulla sua bacheca raccontava le sue passioni, i suoi sogni, la sua gioia di vivere, l’amore infinito per sua figlia.

"Asia è stata liberata dal cognome di suo padre, - racconta Vera - adesso si chiama Di Stefano anche lei. E un giorno saprà tutto. Non abbiamo intenzione di nasconderle nulla, vogliamo che impari ad elaborare e ad avere fiducia. Lei ha già capito ogni cosa in realtà e la sua mamma è sempre nei suoi pensieri. Sto lottando tanto affinché gli assassini come quello di mia figlia siano condannati all'ergastolo, ma ho paura che lui possa vendicarsi. Non ho mai temuto né temo adesso per me, ma per mia nipote sì, non vorrei che dopo anni di carcere lui la usasse e una volta uscito fuori potesse farle del male. Ecco io questo non lo permetterò”.

Il 16 marzo prenderà il via l'udienza per stalking a carico di Luca Priolo e proprio Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, sarà la prima persona a testimoniare. Poi, il 28 marzo, sarà la volta della perizia psichiatrica sull'omicida. “I raptus non esistono – conclude Vera – a dirlo sono proprio gli psicologi, sono invece gesti violenti studiati e premeditati. Questo 8 marzo come tutti gli altri a seguire vorrei che fosse importante soprattutto per gli uomini, le donne lottano tutti i giorni”.

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