Vertenza Bingo Family, la Prefettura ascolta i dipendenti

La protesta ha messo in evidenza lo stato d'animo dei dipendenti, che già più di una volta, affiancati da Filcams e Cgil, si sono confrontati con la proprietà, ma senza essere veramente ascoltati. Sono esasperati ma non mollano e hanno tutta l'intenzione di giocarsi la partita dei diritti sino alla fine

La Prefettura ha ascoltato le loro ragioni e nel giro di qualche giorno fisserà un "faccia a faccia" tra sindacati e proprietà. I quindici ex dipendenti della Bingo Family di "Molino Franco" passati alle dipendenze di "Eliodoro srl di Umberto Gulisano", che nei giorni scorsi avevano protestato incatenati davanti la sede legale di via D'Annunzio contro la decisione dell'azienda di procedere al loro licenziamento, stamattina hanno passato la palla alle istituzioni. 

La protesta ha messo in evidenza lo stato d'animo dei dipendenti, che già più di una volta, affiancati da Filcams e Cgil, si sono confrontati con la proprietà, ma senza essere veramente ascoltati. Sono esasperati ma non mollano e hanno tutta l'intenzione di giocarsi la partita dei diritti sino alla fine.

"Oggi siamo stati finalmente ricevuti dal viceprefetto e abbiamo spiegato le nostre ragioni e cioè che la decisione del licenziamento è stata presa senza alcun giustificato motivo -spiegano il segretario generale della Filcams Cgil di Catania, Salvo Leonardi, insieme al segretario generale della Cgil, Giacomo Rota e al segretario confederale, Claudio Longo-  Non abbiamo omesso nulla, neppure alcuni aspetti della vertenza che non ci appaiono chiari. Ebbene, abbiamo chiesto l'apertura di un tavolo di trattativa, siamo stati ascoltati con attenzione e a breve ci sarà comunicata la data per un confronto diretto con l'amministratore, Umberto Gulisano. Speriamo in una ricomposizione del tavolo delle trattative, ma nel contempo non possiamo che guardare a questa come ad altre vertenze senza notare la presenza scarsissima dei nostri governi. Sembrano non accorgersi di cosa sta accadendo in un territorio come quello catanese, dove conservare il posto di lavoro o cercarne addirittura uno nuovo, è una lotta quotidiana alla sopravvivenza. Non è possibile affrontare una crisi così grave in questa maniera".

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