Vertenza Myrmex, ottavo giorno di protesta: l'occupazione del laboratorio continua

A oltre una settimana lo spirito di confronto dei lavoratori si è trasformato in disperazione, sino all'occupazione permanente del terrazzo della Myrmex. Il tutto sotto lo sguardo indifferente del Governo italiano che spesso assiste alla dismissione di laboratori simile al Myrmex, in direzione opposta alla valorizzazione della ricerca locale ma di respiro internazionale. Accanto ai lavoratori, la Cgil e la Filctem Cgil

L’occupazione continua. Sul terrazzo del laboratorio Myrmex alla Zona industriale di Catania i 69 lavoratori cassintegrati del laboratorio d’eccellenza di ricerca farmaceutica continuano la loro protesta ad oltranza. “Per l'ottavo giorno consecutivo ci troviamo a lottare per la sopravvivenza del nostro lavoro e del centro stesso – dice Margherita Patti, segretario generale della Cgil e lavoratrice Myrmex- Nei giorni scorsi abbiamo sentito il calore dei cittadini catanesi che in tanti modi ci hanno manifestato la loro solidarietà, a livello personale e sul web, e abbiamo ricevuto la visita solidale del sindaco Bianco che si è impegnato a riportare la vertenza sul tavolo nazionale con Palazzo Chigi, ma anche all’attenzione della Regione e la visita delle deputate nazionale e regionale, Luisa Albanella e Concetta Raia. Tanta attenzione ci restituisce coraggio, ma i lavoratori Myrmex tengono duro. La protesta continuerà sino a quando la Regione Sicilia non ci dirà la verità sul nostro destino. Sono trascorsi troppi mesi di confronti, promesse, illusioni. Oramai, a fronte del conto alla rovescia per l’ultima tranche del nostro ammortizzatore sociale che scadrà nel maggio del 2016, vogliamo solo che si percorra la strada della salvezza, che in realtà era già stata segnata con tanto di accordo istituzionale”.

La Prefettura di Catania ascolterà giovedì 21 alle ore 12, come da richiesta delle organizzazioni sindacali, i rappresentanti di Cgil, Filctem Cgil, Uil e Uiltec, sulla vertenza Myrmex. Già dalle 11 si terrà un presidio di un gruppo di lavoratori di fronte Palazzo Minoriti, ma resterà comunque ferma la formula dell'occupazione nel terrazzo Myrmex alla Zona industriale. "Ci aspettiamo che almeno vengano create le giuste condizioni  affinché il caso si sposti su un "tavolo" istituzionale nazionale, così come il sindaco Bianco si è già  impegnato a promuovere nei giorni scorsi -spiegano i rappresentanti sindacali- . Ma sino a quando Crocetta non verrà a trovare i lavoratori per una risposta definitiva sul caso, questi non abbandoneranno la sede". Oggi per i lavoratori Myrmex è l'ottavo giorno di occupazione.

 
Il declino: il laboratorio ceduto ad un euro nel 2011

La Wyeth cedette il laboratorio (che affonda le sue radici in 50 anni di attività scientifico operativa  prima come Cyanamid, poi come Wyeth e poi, ancora, come Pfizer) alla Myrmex nel 2011 con un contratto che a fronte di un prezzo simbolico del compendio pari ad un  euro, spostava fuori dalla famiglia Pfizer l’intera struttura e i suoi 69 lavoratori.
 Il contratto prevedeva la richiesta di un patto di stabilità occupazionale alla Myrmex s.p.a in  relazione al ramo di azienda ceduto. Questa, infatti, si impegnò a  non dichiarare lo stato di crisi aziendale né ad avviare procedure di licenziamento collettivo, né procedure di licenziamento individuale nel corso dei ventiquattro mesi successivi alla data di efficacia della cessione del  ramo di  azienda. La Myrmex ricevette 15 milioni per lo startup della nuova attività.
 La Regione Siciliana, con la delibera 189 del 5   agosto 2011, chiedeva l'impegno alla Myrmex s.p.a di mantenere l'attuale livello occupazionale  per un periodo di tre anni dalla data della cessione del ramo di azienda. L’attuazione dell’accordo di programma, inoltre, veniva garantita dall'impegno di cedere ad un  euro, in caso di inadempimento, alla Regione siciliana o ad un soggetto dalla stessa indicata, l’intero compendio  aziendale (oggetto di cessione  da parte della società cedente).
 
La Pfizer parlò di “modello virtuoso” che aveva scongiurato la chiusura a livello nazionale e regionale, nonostante una difficoltà di mercato nazionale del farmaceutico che di certo non incentivava la ricerca di settore, e di un avvio di un programma di  ricerca del valore di 20 milioni di euro, di cui circa 6 milioni sarebbero stati a favore del Centro (che in realtà ne ricevette solo tre) e oltre 10 milioni a favore dell’Istituto Superiore di Sanità, del Cnr e di università siciliane e di altre Regioni del Sud Italia. L’accesso a questi fondi fu reso possibile grazie al fatto che Pfizer si era impegnata a trovare un partner industriale  privato  come Myrmex,  in grado di rilevare il Centro e garantire i livelli occupazionali.
Ma le cose andarono diversamente.
 
Dal 2013 si sarebbe dovuto attivare l’accordo di programma con il finanziamento del progetto, ma la Regione sostenne che l’azienda non avesse presentato un progetto di portata tale da dover essere preso in considerazione. Dal canto suo, invece, l’azienda rivendicò il finanziamento che, secondo l’accordo di programma, sarebbe dovuto  essere erogato a prescindere dal progetto. Un rimpallo di responsabilità  che si scontrò non solo con il pericoloso trascorrere del tempo senza che i lavoratori potessero essere impegnati a pieno regime ( i 3 milioni di finanziamenti europei percepiti non sono stati investiti su attività di ricerca pro medicina rigenerativa), ma anche, a partire dal 2014, con il dubbio da parte della Regione Sicilia che la stessa delibera regionale approvata sotto la precedente presidenza del governatore Lombardo fosse valida (il dubbio, ad oggi, non è mai stato chiarito da parte della Regione, né a favore, né a sfavore dell’ipotesi) . Sempre nel 2014 l’azienda comunicò la volontà di avviarsi verso la chiusura. Partirono così le prime casse integrazioni ordinarie, poi trasformatesi in straordinarie.


Se le cose continueranno così, nel febbraio 2016 i lavoratori  Myrmex saranno a tutti gli effetti disoccupati senza trattamenti economici. Un rischio serio e molto concreto.
Nei mesi scorsi sembrava che alcuni potenziali compratori arabi fossero interessati all’acquisto del laboratorio, anche grazie alla mediazione del Comune di Catania, ma nulla è accaduto in tale senso.Da oltre una settimana lo spirito di confronto dei lavoratori si è trasformato in disperazione, sino all’occupazione permanente del terrazzo della Myrmex. Il tutto sotto lo sguardo indifferente del Governo italiano che spesso assiste alla dismissione di laboratori simile al Myrmex, in direzione opposta alla valorizzazione della ricerca locale ma di respiro internazionale. Accanto i lavoratori, la Cgil e la Filctem Cgil.
 
La storia e il curriculum  del centro
 

Il laboratorio di ricerca di Catania venne fondato nel 1976 come cellula interna alla Cyanamid  e  sin da subito si specializzò nella sperimentazione preclinica di nuove molecole farmacologicamente attive;  ha da sempre studiato la sicurezza ed il metabolismo di nuovi potenziali farmaci, in accordo alle normative imposte dalle agenzie regolatorie internazionali.
 
È considerato un laboratorio d’eccellenza, è ufficialmente autorizzato dal Ministero della Salute Italiano che ha operato, fino al 2013, in ambito preclinico secondo le linee guida di Buona Pratica di Laboratorio (GLP) emanate dalla FDA (Food and Drug Administration - USA), dalla OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) e dal Ministero della Salute Italiano (D.L. 27 Gennaio 1992 n. 120 e successive modifiche), avvalendosi di attrezzature tecnico scientifiche e laboratori all’avanguardia e di  risorse umane di elevatissima competenza e professionalità.
Con Unità operative di Formulazione e Chimica Analitica, Chimica Clinica ed Ematologia, Istologia, Patologia, Tossicologia, Cura degli animali, Information Technology, Tossicogenomica  e Assicurazione di Qualità.
Un Centro di Ricerca che fin dall’entrata in vigore in Italia delle norme di Buona Pratica di Laboratorio (1992), ha ottenuto la relativa certificazione,  necessaria perché gli studi eseguiti venissero riconosciuti ed accettati dai vari Paesi Membri delle Organizzazioni Internazionali.
Nel Giugno del 2009 è stato ufficialmente accreditato dall’AAALAC (Association for Assessment and Accreditation of Laboratory Animal Care). Ambito di riconoscimento, concesso solo a pochissime strutture in Europa.

Accanto alla normale attività nel campo della ricerca preclinica, il Centro è stato inoltre coinvolto in importanti attività in campo clinico.  Il Laboratorio di Chimica Clinica è stato impegnato nell’esecuzione (assumendone la completa responsabilità per la gestione come Laboratorio Centralizzato) degli esami chimico-clinici/ematologici dei pazienti afferenti a diversi studi clinici condotti da Wyeth Italia. Inoltre, a seguito dello sviluppo e convalida della metodica di analisi da parte del Laboratorio di chimica analitica,  dal 2001 il Centro è stato ufficialmente dichiarato “centro di training e formazione” di Wyeth per l’Europa, il Medio-Oriente e l’Africa per l’addestramento sulla metodica analitica in HPLC-UV per il dosaggio della Rapamicina (Sirolimus), farmaco antirigetto, nel sangue intero di soggetti trapiantati.  

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