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Cronaca Cappuccini / Via Castromarino

Via Castromarino due anni dopo, la rabbia di diverse famiglie senza casa e senza indennizzi

A 24 mesi dal disastro - che fortunatamente non ha causato morti - restano le macerie nel cuore e nell'anima di diverse famiglie che hanno perso la casa. La ditta che stava eseguendo i lavori della metro ha indennizzato gli abitanti dell'immobile crollato ma per altre famiglie, con edifici confinanti e attigui, non vi è stato alcun riscontro

Come si vive due anni lontani dalla propria abitazione, senza i proprio indumenti, i propri mobili, i propri oggetti, i propri spazi? La risposta la possiamo soltanto immaginare ma non potremmo mai comprendere lo stato d'animo di chi nella notte del 20 gennaio del 2020 ha perso la casa, le proprie sicurezze, i propri ricordi. Quella di via Castromarino - nel cuore dell'Antico Corso - rimane ancora oggi una ferita aperta che sanguina. Una ferita sulla quale è stato gettato del sale: alcune famiglie hanno ricevuto una sorta di indennizzo e possono guardare al futuro (quantomeno) con un minimo di prospettiva. Ma molte altre non hanno ricevuto nulla e ancora attendono i tempi della giustizia.

Via Castromarino: nel 2020 il crollo

Incontriamo così Oriana Pappalardo - una delle portavoci dei residenti di via Castromarino - in questo anniversario triste mentre la via Plebiscito continua nelle sue consuete attività: bracieri accesi sin dalle dieci del mattino, motociclisti senza casco che sfrecciano facendo slalom tra tavolini e auto in doppia fila, mezzi parcheggiati sopra i marciapiedi e studenti che raggiungono il vicino monastero dei Benedettini. La routine di via Plebiscito per dieci nuclei familiari non esiste più perché hanno dovuto trovare casa altrove e quindi hanno cambiato le loro abitudini. 

Video | La voce dei residenti 

L'acquisto dell'immobile da parte della Cmc

Da che cosa è stato causato il crollo? La giustizia sta appurando le responsabilità ma un fatto è certo: la talpa della ditta Cmc si trovava sotto via Castromarino e stava scavando per completare il tratto della metropolitana. "Ricordo che nei giorni precedenti al crollo - racconta Oriana Pappalardo - sentivamo fortissime vibrazioni. C'erano dei momenti in cui gli oggetti si spostavano sopra i mobili e vi sono anche agli atti diverse chiamate ai vigili del fuoco e richieste di interventi e sopralluoghi. Poi c'è stato il crollo e la mia abitazione, che è una prosecuzione dell'immobile venuto giù tanto che abbiamo la scala in comune, è stata dichiarata inagibile. Da quel giorno non abbiamo potuto far rientro e la nostra vita è cambiata".

Dopo 2 anni però la Cmc ha acquistato l'immobile crollato, avviando una trattativa con i proprietari, e li ha indennizzati. Probabilmente la struttura, pericolante, verrà demolita e la ditta ricostruirà. A essere escluse dalla trattativa sono proprio le famiglie che hanno le case confinanti con l'immobile in questione, sia dalla parte di via Castromarino sia da quella di via Plebiscito. Addirittura una famiglia che abitava in via Plebiscito stava ancora pagando il mutuo e adesso è costretta a pagare sia l'affitto di un'altra abitazione sia le rate: nessuna deroga e nessun intervento statale per chi ha perso, senza colpe, la casa. 

"Su 16 famiglie solo 8 sono state risarcite - aggiunge Pappalardo -. Noi siamo rimasti esclusi in maniera arbitraria: noi quindi possiamo restare senza casa, senza sussidi e senza aiuti. La mia casa è un continuo del palazzo crollato: la ditta inoltre ha messo lucchetti propri e chiuso il portone dal quale accedevo per fare i loro lavori. Hanno danneggiato l'androne e invece io non posso entrare per andare a prendere i miei oggetti". La signora, infatti, denuncia l'ingresso dell'azienda negli immobili e la disparità di trattamento in quanto ancora attende l'autorizzazione per poter recuperare documenti e indumenti. Inoltre diversi sono stati i raid all'interno delle abitazioni: la signora Pappalardo racconta di diverse denunce sporte ai carabinieri per i tentativi di sciacallaggio avvenuti nelle loro case.

La giustizia deve pronunciarsi 

A seguire le famiglie che attendono ancora "giustizia" vi è l'avvocato Piero Lipera. La procura subito dopo il crollo aveva aperto un'indagine a carico di ignoti e Lipera, presentando una istanza al procuratore generale presso la corte di cassazione, ha chiesto di vagliare con attenzione il caso. Attualmente sono indagati il direttore tecnico della società concessionaria dei lavori e il responsabile per la ditta CMC per i lavori di scavo tramite la talpa. Il pm Norzi ha poi disposto il dissequestro degli immobili nell'ottobre del 2020 chiedendo altresì l'archiviazione del procedimento. 

"Siamo qui dopo 2 anni - dice Lipera - e i fatti sono noti a tutti. Miracolosamente non è avvenuta una strage ma è avvenuto un fatto gravissimo. Abbandonare casa è uno dei traumi maggiori che si possa subire, pensate alle famiglie costrette a farlo in quella situazione. La CMC ha poi acquistato alcuni appartamenti e credo che sia un errore grosso e grossolano della ditta. Avendo transato con alcuni ha ammesso le sue responsabilità".

Il legale delle famiglie si è opposto all'archiviazione del procedimento: "Il palazzo è caduto da solo? Non è possibile. Il prossimo 25 gennaio ci sarà l'udienza dinnazi al gio di Catania che dovrà decidere sull'atto di opposizione. Vorrei sperare che la CMC possa ripensare su quanto fatto e risarcire tutte le famiglie. Non si capisce perché hanno risarcito solo alcuni e altri no". Inoltre sugli ingressi della ditta nella parte di immobile "non acquistata" Lipera ha preannunciato l'invio di una segnalazione alla questura: "Stanno agendo in maniera scomposta e non è accettabile tutto ciò".

Il consigliere Bonaccorsi: "Situazione assurda"

La vicenda per alcune famiglie ha avuto dunque un punto d'arrivo, o quantomeno una chiusura mentre per altre ancora non vi è nulla all'orizzonte. Del caso di via Castromarino si è occupato sin dal prinicipio il consigliere comunale del M5S Graziano Bonaccorsi: "E' assurdo che una parte sia stata acquistata dalla CMC e una parte no, così come è assurdo che venga chiuso un androne di proprietà di altre 8 famiglie che non possono accedere nelle loro abitazioni. Come stanno gestendo questa situazione?".

Bonaccorsi se la prende con il Comune "incapace di gestire la situazione"  (guarda il video).

Intanto su via Castromarino rimane un cartello, vuoto, da cantiere. Non ci sono né date né nomi. Un vuoto che rispecchia la mancanza di risposte che 8 famiglie sono costrette a subire da 2 anni. 

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