Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Crollo di via Castromarino, la lettera di una cittadina: "Caro sindaco è inconcepibile che lei non ci difenda"

La missiva è stata letta in aula, nel corso del consiglio straordinario, da Valeria Diana del M5S. Si rivive l'odissea che dura dal gennaio del 2020 e si rinnova la richiesta di aiuto alle istituzioni cittadine partendo dalla richiesta di revoca dell'ordinanza

Nel corso del consiglio straordinario su via Castromarino la consigliera del Movimento Cinque Stelle Valeria Diana ha letto in aula la lettera di una delle residenti che ha perso la casa. Una missiva che contiene un grido disperato di aiuto e che riportiamo integralmente:

"Illustre sindaco,

non la conosco personalmente e ritengo invece sia necessario farmi conoscere da lei, sono Francesca e ho 37 anni e sono una donna, madre e moglie. C'è una fortuna che ho e che altri non hanno avuto. I miei genitori, infatti, mi hanno fatto dono di una bellissima casa nel bellissimo centro storico della mia - e ritengo anche sua - amata Catania. Purtroppo però un anno e mezzo fa nel cuore della notte sono stato costretta ad abbandonare quella casa insieme a mio marito e alla mia piccolina di solo un anno e mezzo e non per nostra volontà, perché il palazzo accanto era crollato.

Da onesta cittadina pagante tasse ho peccato di presunzione, lo ammetto. E sa perché? Perché all'indomani del dramma che stavo vivendo insieme alla mia famiglia mi aspettavo che l'illustre primo cittadino venisse ad accertarsi di persona in merito a ciò che fosse accaduto, a quelle famiglie che improvvisamente si erano ritrovate senza una casa. Sempre nella mia ingenuità mi aspettavo che l'illustre primo cittadino provvedesse immediatamente a dare sostegno e supporto a noi famiglie in difficoltà, sempre nella mia ingenuità ho creduto che in uno Stato civile potesse essere inconcepibile che l'illustre primo cittadino non scendesse in campo a mia difesa ma a tutela della ditta che ha creato il danno con ulteriore disagio e afflizione per noi vittime.

Mi scusi signor sindaco se ho peccato di ingenuità, mi scusi se ho preso un abbaglio, mi scusi se adesso non ho davvero più parole perché quelle che avrei non sarebbero davvero consone al luogo in cui queste stesse parole si stanno leggendo. Non entro nel merito degli avvimenti perché chiunque capirebbe che si sta compiendo una ingiustizia, una beffa, un danno materiale e morale a chi in tutta questa storia è solo vittima e andrebbe tutelata e non ulteriormente ferita e maltrattata.

Non dimentichi che dietro ad ogni singolo muro di quei palazzi ci sono intere famiglie a cui è stato tolto uno dei beni primari che con tanta fatica e sacrificio era stato conquistato, non dimentichi che lei in quanto primo cittadino ha il dovere di fare il bene dei suoi cittadini. Ringrazio lei e la giunta per l'attenzione auspicando per la mia famiglia, e per tutte le altre famiglie coinvolte, il ritiro dell'ordinanza che lede la nostra dignità di onesti cittadini".

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