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Anniversario via D'Amelio, Fiammetta Borsellino: "Offesa memoria di una nazione"

Alla vigilia dell'anniversario della strage, la commissione Antimafia regionale ha deciso ("per scelta e non per atto dovuto", sottolinea Fava) di ascoltare Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso durante l'eccidio di via D'Amelio. CataniaToday ricorda il magistrato con un video che raccoglie la testimonianza della figlia e le parole del presidente dell'Antimafia regionale Claudio Fava

 

Alla vigilia dell'anniversario della strage, la commissione Antimafia regionale ha deciso ("per scelta e non per atto dovuto", sottolinea Fava) di ascoltare Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso durante l'eccidio di via D'Amelio, che ieri mattina, in un intervento su Repubblica, ha messo insieme i 13 punti tutt'ora oscuri sull'assassinio del padre e sull'indagine che ne seguì. La Borsellino, tra le altre cose, ha messo in rilievo "il tempo sprecato" nei tre processi passati in giudicato che portarono alla condanna di innocenti, prima che il pentito Gaspare Spatuzza parlasse e demolisse "il castello di menzogne costruito a cominciare dal '92 - dice la figlia del pm - quando non avevamo alcun sospetto su quello che stava accadendo e, ignari di tutto, parlavamo con gli inquirenti di allora (il procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra, i pm Carmelo Petralia e Nino Di Matteo). Poi abbiamo capito, e ora sono le carte a parlare. Io non espongo opinioni, cito dati e avvenimenti".

"Le motivazioni del Borsellino quater - spiega Fiammetta al termine dell'audizione - hanno avvalorato quanto sapevamo sui depistaggi. Io racconto fatti, mi riferisco a dati contenuti nelle carte processuali. Se la procura di Caltanissetta e i magistrati del tempo hanno fatto male, è giusto che rendano conto del loro operato. Vertici istituzionali e investigatori che hanno ordito il depistaggio sulla strage di via D'Amelio, hanno fatto male non solo a noi ma all'intero Paese; è stata offesa anche l'onorabilità della magistratura". 

Secondo il presidente Fava, che ha tenuto un incontro con i giornalisti a margine dell'audizione, a venir fuori dalle carte dell'ultimo processo che ha provato a far luce sull'omicidio del dottor Borsellino - istruito dalla Procura di Caltanissetta, oggi diretta dal procuratore capo Amedeo Bertone -  "violazione delle regole - spiega Fava - che hanno portato ad affidare le indagini ad Arnaldo La Barbera, contemporaneamente capo della Squadra mobile di Palermo e stipendiato dal Sisde. Di tutto questo c'è inevitabilmente traccia da qualche parte e chiederemo agli attuali vertici dell'Aisi di fare chiarezza: chi ha chiesto e chi ha autorizzato questa assoluta anomalia?". "Ventisei anni dopo la strage e l'inizio di un depistaggio unico nella nostra storia, è chiaro che le tracce sono rimaste ed è da queste che occorre partire per conoscere la verità. Non vogliamo sostituirci alla magistratura ma da settembre cominceremo con le audizioni e la nostra sarà un'indagine politica".

Sul ruolo di poteri "altri" rispetto allo Stato - frase incisa all'interno delle motivazioni della sentenza - Fava, intervistato da CataniaToday - spiega che è ormai "acclarato non dal nostro lavoro ma da quello dei magistrati che apparati estranei si siano uniti agli interessi ormai noti di Cosa Nostra nella realizzazione dell'attentato che ha fermato con la morte l'operato del dottore Borsellino".

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