Viagrande, la villa del boss Ferrera diventa un centro per disabili

In occasione dell'anniversario della strage di via D'Amelio la villa appartenuta al boss chiamato "cavaduzzu" apre le sue porte a cittadini e istituzioni

 Una delle dimore di Salvatore Ferrera, il boss etneo detto “Cavadduzzu” , presto diventerà un “Centro per il ricovero e l’inclusione” che ospiterà 15 persone affette da disabilità fisiche, psichiche e/o sensoriali. La struttura, a Viagrande, è ancora un cantiere aperto, ma le cooperative sociali Team, Mosaico e Obsalav - alle quali il consorzio Etneo per la legalità e lo sviluppo ha affidato il bene -, vogliono aprire le porte alle istituzioni, alle organizzazioni del privato sociale e alla cittadinanza affinchè questo bene venga veramente restituito alla comunità alla quale si chiede di divenire protagonista di un nuovo progetto di accoglienza ed assistenza

Dalle ore 10.30 di martedì 19, e per tutta la mattinata, i soci delle cooperative guideranno tutti gli intervenuti in una visita della struttura e raccoglieranno proposte, disponibilità e suggerimenti per l’utilizzo di un bene che si candida a divenire centro all’avanguardia per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei disabili.Nel centro, che accoglierà i propri utenti sin dal prossimo settembre, verrà adottato il metodo “Te.So.Ri. – Team socio riabilitativo” che rappresenta una vera innovazione di processo e di prodotto attraverso il quale superare il concetto di “assistenza” per puntare decisamente alla valorizzazione delle potenzialità della persona. 

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Gli ospiti potranno godere di una maggiore autonomia abilitativa e sociale, attraverso programmi di intervento sviluppati individualmente per favorire il massimo sviluppo con esperienze e attività interne/esterne alla Comunità.
L’apertura del Centro Te.So.Ri. sarà l’occasione per ricordare la strage di via D’Amelio nella quale il 19 luglio del 1992 perse la vita Paolo Borsellino insieme ai cinque uomini della sua scorta.

 

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