CataniaToday entra nel campo Rom di viale Kennedy: spazzatura e condizioni igieniche precarie

Spazzatura, topi, baracche fatiscenti e servizi igienici di fortuna. Queste le condizioni in cui versa il campo Rom di viale Kennedy, alle spalle del bowling, dove vivono circa 150 persone. Ecco cosa abbiamo visto questa mattina

Mario è il capo-famiglia di un 'piccolo' nucleo di circa 9 persone. Lui è il "front-man" della parte rumena del campo Rom di viale Kennedy, un piccolo appezzamento di terreno ormai quasi completamente edificato, tra baracche sgangherate, servizi igienici di fortuna ed immensi cumuli di spazzatura. L'area, che confina con il distributore Eni, si trova alle spalle del bowling, all'inizio dei primissimi lidi del litorale della Playa. Con Mario, unico 'anziano' del luogo, possiamo parlare, ci spiegano gli uomini, con nessun altro. Lui ci spiegherà la vita all'interno del campo, la sua storia e quella dei suoi 'amici'. Serbi e Rumeni, circa 15 famiglie, che ogni giorno convivono ai margini della città. Ha 51 anni Mario e per 12 racconta di aver lavorato in una 'fabbrica di mobili'; da tre, invece, è venuto con la sua famiglia a Catania, dove ha deciso di restare. "Qui ci troviamo bene, i nostri bambini vanno a scuola e ci occupiamo noi stessi della pulizia all'interno del campo".

All'interno del campo Rom, il racconto di Mario | VIDEO 

L'igiene, a dir la verità, è la vera questione emergenziale: le montagne di rifiuti si trovano al centro delle piazzole con le abitazioni - anche se Mario giura di non aver mai visto "topi" - ed i bambini giocano tra pozzanghere putride, pezzi di coccio taglienti e vecchi elettrodomestici sventrati. A peggiorare la situazione ci sono infine i "servizi igienici", una parte del campo isolata, ma adiacente alle case, dove le persone espletano i propri bisogni fisiologici all'aria aperta. In assenza di un vero sistema fognario. Prima di spostarsi in questo terreno, le famiglie si trovavano nel campo di Zia Lisa, un'enorme distesa accanto al campo santo di Catania, recentemente andata a fuoco in cui, secondo una stima delle autorità della passata amministrazione, erano ospitati circa 300 nuclei.

"Qui stiamo bene - spiega Mario a CataniaToday - i nostri figli vanno a scuola ogni giorno con gli autobus, noi buttiamo la spazzatura nei cassonetti in città e quella che vedete oggi è stata lasciata dalle altre persone che abitavano qui prima di noi. Siamo commercianti - continua - ogni giorno raccogliamo oggetti tra i rifiuti, o ci facciamo regalare qualcosa, e la vendiamo al mercatino delle pulci dove paghiamo 800 euro l'anno al Comune per la concessione".

La convivenza tra le persone del campo e le attività commerciali della zona, normalmente, è pacifica anche perché, come spiega Angelo Di Mauro, dipendente della stazione Eni di viale Kennedy, "le persone sono tranquille e noi le aiutiamo da sempre come possiamo". Vestiti, cibo, un po' di latte per i bambini, anche se i problemi non mancano. 

"Il malessere è generale inutile nasconderlo - spiega a CataniaToday - le persone non sono cattive, anzi, dopo tanti anni si impara a convivere serenamente. Io non ho assolutamente nulla contro di loro, anzi siamo preoccupati per tutti, soprattutto per i più piccoli perché vivono in condizioni davvero drammatiche", aggiunge. "Il problema tuttavia è tutto quello che c'è intorno a loro - chiarisce - noi abbiamo un'attività commerciale ed il problema principale è che ci troviamo a combattere con tutti gli odori che provengono dal campo. Lì infatti non hanno i bagni, lasciano a macerare la spazzatura e bruciano di tutto. Sia per riscaldarsi, sia per eliminare i rifiuti. Plastica, legna, carte. Un problema di odori ma anche igienico perché respiriamo ogni giorno questi fumi tossici". "Noi non abbiamo nessun problema con gli abitanti - continua Angelo - ci sono un sacco di bambini che abbiamo visto nascere, e li aiutiamo in tutti i modi, con il vestiario o con le cose da mangiare. Ma le condizioni non sono accettabili, quelle non ci stanno bene". 

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"Abbiamo contattato il Comune perché quella è un'area demaniale  ma ancora non si è fatto nulla", aggiunge ancora il dipendente, secondo il quale l'unica soluzione sostenibile è quella della chiusura e dello spostamento del campo in un'area meno turistica. "Anche sistemando quest'area da un punto di vista dei servizi come luce, acqua, fognature, i problemi continuerebbero perché hanno abitudini di vita molto diverse dalle nostre". "Per questo motivo - conclude - insieme ad altri commercianti noi chiediamo che il campo venga trasferito, almeno in un punto più distante: sicuramente per non danneggiare noi ma, in generale, per non dare un'immagine degradata della nostra città".  

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