Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Dai videopoker alle scommesse on line: Antonio Padovani e i collegamenti con i clan mafiosi

Un “cursus honorum” criminale di tutto rispetto emerso in diversi procedimenti penali a suo carico. Di lui hanno riferito diversi collaboratori di giustizia, come Santo La Causa e Eugenio Sturiale. Accertati legami anche con il clan di "Piddu" Madonia

Oltre 30 milioni di euro sequestrati, sigilli a 38 agenzie di scommesse dislocate in provincia di Catania, Enna, Agrigento, Messina, Siracusa ed Enna e 65 indagati: questi i numeri dell'operazione condotta oggi dalla Direzione Investigativa Antimafia. L'impulso alle indagini arriva dalle dichiarazioni di Fabio Lanzafame, imprenditore del settore “gaming” e adesso collaboratore di giustizia: sono sue le dichiarazioni che prospettano agli inquirenti il ruolo di Antonio Padovani, quale capo e promotore dell'associazione criminale dedita all'infiltrazione nel mercato dei giochi e delle scommesse on line, nonché della gestione della rete commerciale e delle scommesse a distanza illecite.

Chi è Antonio Padovani

Antonio Padovani è un personaggio noto in città sin dagli anni '90, soprattutto per le sue attività imprenditoriali nel settore del gioco e dell'intrattenimento, gestiva infatti il “Vegas”, storica sala giochi che si trovava nel seminterrato del centro commerciale Vulcania. Sua anche anche la discoteca “Divina” di Canalicchio. Nel corso degli anni è stato coinvolto in diverse indagini che hanno fatto emergere il collegamento con clan mafiosi operanti in Sicilia, Campania e Calabria. Dopo aver scontato un lungo periodo di detenzione dal 2009 al 26 giugno 2015, viene rimesso in libertà e riprende a esercitare a pieno regime “una serie di attività illecite nel settore dei giochi online – si legge nell'ordinanza di custodia cautelare - alimentando un sistema di gestione delle scommesse online ancora più ramificato e sofisticato dei precedenti da lui praticati”. Degno di nota anche il “cursus honorum” criminale di Padovani, emerso in diversi procedimenti penali a suo carico. Della sua contiguità con i clan e l'appartenenza alle consorterie criminali, hanno riferito diversi collaboratori di giustizia, come Santo La Causa e Eugenio Sturiale.

I processi

Nel 2000 è stato arrestato tratto per associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione “Zefiro", condotta nei confronti di Salvatore Santapaola (fratello di Nitto) e il genero Roberto Vacante. In quella occasione le indagini evidenziarono come Padovani gestiva il monopolio di apparecchi di videogioco nella Sicilia orientale, i cui proventi confluivano nelle casse del clan Santapaola. Fu assolto dall'accusa di associazione mafiosa ma furono acclarati i legami con esponenti mafiosi di rango. Il suo nome torna anche nell'Operazione Gibel, nella quale era coinvolto il nipote del boss nisseno Piddu Madonia. È stato poi arrestato nel 2009, su ordine del Gip del Tribunale di Caltanissetta, nell'ambito dell'inchiesta "Atlantide Mercurio". Anche in quella occasione gli vennero contestati legami nella gestione di attività economiche connesse al gioco d'azzardo con alcuni stretti congiunti, tra cui moglie, figlia e genero del capo clan nisseno Giuseppe “Piddu” Madonia. Infine nel 2014, con decreto del Tribunale di Caltanissetta, gli è stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 3 anni e la confisca di tutti i beni mobili e immobili, quote sociali, aziende, direttamente o indirettamente (perché intestati ai familiari) riconducibili allo stesso.

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