Dottoressa violentata parla alla Camera: "Picchiata e stuprata senza poter dare l'allarme"

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne la dottoressa Serafina Strano ha preso la parola alla Camera, partecipando all'iniziativa voluta da Laura Boldrini #inquantodonna, mostrandosi per la prima volta dopo la violenza subita

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne la dottoressa Serafina Strano, violentata durante un turno di notte nella guardia medica di Trecastagni lo scorso 19 settembre,  ha preso la parola alla Camera, partecipando all'iniziativa voluta da Laura Boldrini #inquantodonna, mostrandosi per la prima volta in pubblico dopo la violenza subìta durante il turno di lavoro.

"Ho deciso di mostrarmi dopo la mia terribile esperienza per la prima volta oggi. Riesco a mostrarmi - ha detto la dottoressa Strano, visibilmente emozionata -  oggi perché sono viva. Quella notte, come tante altre, prestavo servizio presso la sede della guardia medica di Trecastagni in completa solitudine, come sempre. Sentii suonare al portone d'ingresso e andai ad aprire. Si trattava di un paziente che mi richiedeva un antidolorifico, dopo alcuni minuti appena giunta nell'ambulatorio fui aggredita alla spalle e da quel momento cominciò la mia notte di terrore. Prigioniera di quell'ambulatorio trappola, per circa un'ora e mezza rimasi in balia di quel giovane paziente trasformatosi in mostro, selvaggiamente picchiata, ripetutamente stuprata senza avere la possibilità di dare l'allarme a nessuno perché la sede di guardia medica, come molte di quelle siciliane, sono ubicate in sedi isolate, senza avere a disposizione un autista per le visite domiciliari, senza sistemi elettronici antiaggressione adeguati, senza sistema di videosorveglianza da remoto".

"Quella notte solo riuscendo a scappare fuori per pochi minuti, urlando disperata nel silenzio della notte riuscii a salvarmi. Quando il mio carnefice seviziava il mio corpo - ha continuato la dottoresse tra le lacrime - la mia mente era libera, lui mi umiliava con le percosse ed io nel frattempo riflettevo su come potevo uscire da quella grave situazione di pericolo per la mia persona e per la mia vita. Ma soprattutto la violenza continua perché, a tutt'oggi in Sicilia e nel resto d'Italia, non è cambiato nulla nella gestione della sicurezza delle guardie mediche e nei presidi sanitari pubblici in genere".

"Colgo l'occasione - ha concluso la dottoressa nel suo discorso alla Camera davanti a molte altre vittime di violenza -  per ricordare il caso di Eleonora Qubeda, una donna siciliana come me, solare, trovata suicidata in uno sgabuzzino della propria casa il 5 settembre 2015, caso per cui la procura di Messina indaga ancora oggi con tanta dedizione. Che giustizia sia fatta per me, per Eleonora e per tutte le donne vittime di violenza".

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