Università e silenzi, vittima di un concorso truccato scrive al presidente della Repubblica

Il ricercatore Giambattista Sciré ha denunciato e vinto diverse cause ma rimane fuori dall'ateneo

Una vittima del baronato universitario che lancia, l'ennesimo, grido d'aiuto alle istituzioni. Un ricercatore universitario che è stato escluso illegittimamente da un concorso - con tanto di sentenze penali e della giustizia amministrativa - e che si ritrova con la carriera irrimediabilmente compromessa ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per illustrare la sua drammatica storia. Una storia di ingiustizie e di silenzi nel mondo della cultura.

Abbiamo già raccontato la storia tutta italiana, nella peggiore accezione del termine, di Giambattista Scirè il ricercatore universitario di 44 anni che nel 2011 ha partecipato a un concorso bandito dal dipartimento Disum dell'Università di Catania per coprire un posto nella sede di Lingue di Ragusa in Storia Contemporanea.

La storia

Un concorso vinto da un architteto senza i titoli idonei, senza dottorato di ricerca e con pesanti conflitti d'interesse con qualche componente della commissione d'esame. Fatti comprovati da sentenze per le quali Giambattista Sciré ha, praticamente, sacrificato anni e anni della sua vita per gridare allo scandalo e ottenere giustizia.

I tre membri di quella commissione sono stati condannati a un anno di reclusione - pena sospesa - per il reato di abuso d'ufficio e con l'interdizione dai pubblici uffici. Anche il Tar e il Cga hanno dato ragione a Sciré sentenziando l'annullamento del punteggio della vincitrice. Nonostante ciò l'ateneo di Catania non si è mai costituito parte civile e non ha dato seguito ai pronunciamenti reintegrando il ricercatore e "restituendogli" una carriera accademica. Infatti il ricercatore non ha potuto ottenere il posto che gli spettava, se non ormai per soli 4 mesi sui 5 anni previsti, perché l’Università non ha mai stipulato un contratto.

L'inchiesta Università Bandita

Quando a fine giugno è scoppiato lo scandalo sui concorsi truccati dentro l'ateneo catanese, con la maxi operazione Università Bandita, che ha coinvolto rettori, direttori di dipartimento, politici e i nomi più illustri del mondo accademico il ricercatore vittoriese pensava che il cerchio si fosse chiuso. Ma sbagliava.

Dopo il suo concorso palesamente truccato Sciré aveva fondato un'assocazione, Trasparenza e Merito, proprio per raccogliere denunce sulle storture relative al reclutamento universitario. Però nonostante il cambio di rettore, con l'elezione del nuovo Magnifico Francesco Priolo, per il ricercatore vittoriese non è cambiato nulla. Le porte dell'ateneo sono rimaste sbarrate.

Il silenzio del nuovo corso

Il nuovo corso dell'università aveva promesso una netta discontinuità con il passato. Ma al momento per uno dei casi simbolo delle opacità e delle illegalità dentro l'ateneo non è arrivata nessuna svolta e nessun riconoscimento di quanto contenuto nelle sentenze.

Secondo quanto risulta a Catania Today una nota trasmissione televisiva delle reti Mediaset avrebbe sentito lo stesso rettore Priolo chiedendogli il perché del silenzio sul caso Sciré. Dopo l'intervista rilasciata alla trasmissione il rettore ha anche chiamato il ricercatore promettendo, davanti alle telecamere, un incontro. Sinora non è mai avvenuto.

L'incarico della Regione a Barone

In più, di recente, è arrivata la notizia di un incarico conferito dal presidente della Regione Nello Musumeci al professore Giuseppe Barone, coinvolto nell'inchiesta Università Bandita, per un lavoro di ricerca storica valutato 12mila euro. Lo stesso Barone che, in occasione dei concorsi "pilotati", parlava di "stronzi da schiacciare" o che organizzava - secondo le accuse - finti convegni al fine di ottenere i rimborsi dall'ateneo. L'ennesimo schiaffo per Sciré che ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Chi ha coraggiosamente denunciato un concorso irregolare - ha scritto Sciré - ed ha avuto ragione  soddisfazione dalle sentenze amministrative e penali di ogni ordine e grado, è stato messo fuori dall’Università, isolato, emarginato, sottoposto ad abusi e ritorsioni, mentre chi ha predeterminato e pilotato un concorso, recando ingiusto svantaggio a tanti colleghi - secondo quanto sostiene la Procura - riceva addirittura un premio".

"Di fronte a vicende come queste - ha concluso il ricercatore - mi chiedo e le chiedo: come può un giovane cittadino o uno studente avere fiducia nelle istituzioni, nella politica e nell’Università, quando chi ha dimostrato le proprie ragioni, con tanto di sentenze giudiziarie, viene isolato da tutto, e invece chi è accusato di condotte illecite, e di linguaggio che è l’esatto contrario della funzione educativa svolta, viene addirittura premiato?".

La lettera al Presidente-2

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