Cambio di genere all'anagrafe, la battaglia di Vittoria

Vorrebbe cambiare identità, ma per farlo la legge la obbliga a sottoporsi ad un intervento chirurgico. E' il dramma vissuto da Vittoria, transgender catanese ventitreenne laureanda in studi umanistici all'università di Catania che qualche mese fa ha denunciato alla stampa la sua difficoltà nel vivere la condizione di donna nata uomo

Vorrebbe cambiare identità, ma per farlo la legge la obbliga a sottoporsi ad un intervento chirurgico. E' il dramma vissuto da Vittoria, transgender catanese ventitreenne laureanda in studi umanistici all'università di Catania che qualche mese fa ha denunciato alla stampa la sua difficoltà nel vivere la condizione di donna nata uomo. Difficoltà che più delle volte si concretizza in spiacevoli inconvenienti burocratici, data la diversa indicazione sul sesso di appartenenza nei documenti d'identità.

Un appello per procedure più flessibili, il suo, condiviso da migliaia di persone che in Italia si trovano nella stessa situazione, come la livornese Michela Angelini che ha lanciato su Change una petizione indirizzata al presidente del Senato Pietro Grasso per chiedere una semplificazione delle procedure per modificare nome e genere all'anagrafe senza dover dimostrare di aver subito operazioni chirurgiche.

Nei paesi dell’Unione europea le persone transgender che non si sono sottoposte a operazioni o trattamenti e che non si identificano, in tutto o in parte, col sesso all’anagrafe, si stima siano un milione e mezzo. Regno Unito, Spagna, Portogallo, Germania, Austria sono paesi nei quali il riconoscimento giuridico dell’identità di genere non deve necessariamente dipendere dall’intervento demolitivo e ricostruttivo dei genitali, rispondendo così al pronunciamento 2003 la Corte europea dei diritti umani.

Solidarietà a Vittoria è stata espressa dai Radicali italiani con una nota della sezione catanese. "La storia di Vittoria conferma che “l’equilibrio psico-fisico della persona transessuale - si legge nel comunicato - non implica necessariamente l’adeguamento chirurgico dei genitali, che al contrario spesso viene forzato dalla necessità di 'regolarizzare' una situazione intermedia nella quale la persona transessuale e’ soggetta a stigmatizzazione sociale, discriminazione, privazione dei diritti fondamentali, tra cui il diritto alla riservatezza dei dati personali sensibili, quali quelli relativi alla salute ed alla vita sessuale. L’intervento chirurgico diviene in altri termini per alcune persone un “intervento forzato” in assenza del quale la persona e’ privata della dignità e dei diritti di cittadinanza”.

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