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Sabato, 2 Luglio 2022
Economia

L'abolizione del reddito di cittadinanza: come può avvenire

Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, è tornato a parlare di un referendum per abolire il reddito di cittadinanza. Tutti gli scenari possibili sull'RdC

A tre anni dalla sua introduzione Il reddito di cittadinanza (RdC) continua a far discutere, dividendo gli italiani in due fazioni: quelli che sono a favore dell’RdC e quelli che sono contrari. Il sostegno economico, associato ad un percorso di reinserimento lavorativo e sociale, è stato introdotto nel 2019 dal primo governo Conte, in sostituzione del preesistente reddito di inclusione (Rei), mentre negli altri paesi europei esisteva già da tempo. Ad oggi il reddito di cittadinanza è l’unica misura di contrasto alla povertà esistente in Italia. Nel corso degli anni il centrodestra – Salvini e Meloni in primis - ha proposto varie volte di abolirlo, soprattutto per via delle numerose frodi riscontrate nell’assegnazione della misura, ma questa volta potrebbe succedere davvero. Come? Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, è tornato a parlare di un referendum per abolire il reddito di cittadinanza. Vediamo insieme come stanno le cose e i possibili sviluppi, per capire se è possibile o meno abolire l’RdC con un referendum.

Basta sparare a zero contro il reddito di cittadinanza

Renzi e il referendum per abolire il reddito di cittadinanza

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, vuole “cambiare il mondo del lavoro per i più giovani”. Vuole farlo partendo proprio dall’RdC: "Vogliamo abolire il reddito di cittadinanza e come previsto dalla legge dal 15 giugno partirà la raccolta ufficiale di firme”. L’idea di Renzi non è affatto nuova: già un anno fa aveva dichiarato che nel 2022, dopo le elezioni del presidente della Repubblica, Italia viva si sarebbe dedicata alla raccolta delle firme su tutto il territorio nazionale per chiedere un referendum per abolire il reddito di cittadinanza. Sembra però che non possa farlo, semplicemente perché la legge stabilisce che non si possano raccogliere le firme per un referendum alla fine della legislatura.

Cos’è, come si organizza e come si svolge un referendum abrogativo

Il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 della Costituzione stabilisce che 500.000 cittadini o 5 Consigli regionali, possono proporre all’intero corpo elettorale “l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge". La Corte Costituzionale si pronuncerà poi sull’ammissibilità del referendum. La legge n. 352 del 25 maggio 1970, invece, definisce le modalità di attuazione del referendum, stabilendo tra le tante cose che:

  • la raccolta firme si svolge in un periodo di tre mesi compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre di un determinato anno;
  • i cittadini saranno chiamati a votare sul referendum tra il 15 aprile e il 15 giugno dell’anno successivo alla raccolta firme;
  • un referendum non si può mai svolgere nello stesso anno in cui vengono raccolte le firme;
  • non è possibile depositare una richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime (art. 31).

Proprio questi due ultimi punti rendono per il momento impossibile indire un referendum abrogativo, perché la scadenza naturale della legislatura è fissata al 23 marzo 2023, esattamente cinque anni dopo il suo inizio ufficiale. Detto questo sembra proprio che Renzi nel 2022 non potrà organizzare nessuna raccolta firme contro il reddito di cittadinanza, ma nemmeno nel 2023 visto che sempre secondo l’art. 31 lo stop alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo continua anche per i sei mesi successivi alle elezioni politiche. Tutto rimandato al 2025 dunque: le richieste di referendum potranno ricominciare a essere depositate a partire dal 1 gennaio 2024 mentre le convocazioni saranno indette tra il 15 aprile e il 15 giugno 2025.

Ci sono altri modi per eliminare il reddito di cittadinanza?

Per eliminare il reddito di cittadinanza con un referendum abrogativo bisognerà attendere il 2025, sempre se l’attuale governo arriverà fino alla fine del mandato e non ci sarà uno scioglimento anticipato del Parlamento. In caso contrario la sorte del reddito di cittadinanza potrebbe cambiare anche prima. Sappiamo bene che l’argomento sarà un tema importante della prossima campagna elettorale. Il centrodestra ribadisce di essere contrario all’RdC perché disincentiva il lavoro, soprattutto tra i giovani. Il Pd sembra voler rimetterlo in discussione per apportare nuove modifiche, dopo le ultime realizzate dal governo Draghi a inizio anno. Il M5s continua a difenderlo a spada tratta. In ogni caso, anche se si decidesse di abolire il reddito di cittadinanza tornerebbe il preesistente Rei, reddito di inclusione, o qualcosa di simile, vale a dire una misura a sostegno della povertà così come esiste ormai in tutti i paesi europei. A scatenare le polemiche attorno al reddito di cittadinanza non sono solo le truffe ma anche la carenza di lavoratori stagionali riscontrata negli ultimi anni. Molti imprenditori del mondo della ristorazione e del settore turismo sostengono che non riescono più a trovare camerieri, baristi, bagnini, etc. proprio a causa dell’RdC mentre i sindacati ritengono che siano le paghe troppo basse, l’assenza di contratti regolari e i turni di lavoro massacranti ad essere il vero problema che allontana i giovani dal mercato del lavoro.

fonte: Today.it

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