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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Economia

Benzina e diesel: come cambiano i prezzi con l'accisa mobile

Il governo Meloni ripesca lo strumento già introdotto da Prodi nel 2008. Introducendo però delle modifiche. Come funziona in concreto il meccanismo in vigore da oggi

Il decreto carburanti è legge. Il testo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, contiene "disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi di benzina e gasolio e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi", nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico. Tra le novità introdotte dal provvedimento c'è la così detta "accisa mobile": si tratta di un meccanismo già introdotto con la legge Finanziaria del 2008 ma rimasto finora inapplicato.

Il provvedimento trovava origine nelle così dette "lenzuolate" dell'allora ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani ed era stato introdotto di fronte a un prezzo del petrolio triplicato in 18 mesi nel contesto della crisi finanziaria globale. Il governo Meloni ha riproposto lo stesso schema, ma ha reso il meccanismo dell'accisa mobile di più facile applicazione. Si tratta in poche parole di uno strumento che servirà a compensare eventuali rincari del prezzo di diesel e benzina. 

Secondo quanto stabilito dal decreto, il taglio delle accise può essere adottato se il prezzo "aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento, espresso in euro, indicato nell'ultimo Documento di programmazione economico-finanziaria"(Def).

Come funziona il meccanismo dell'accisa mobile

Ma insomma, come cambierà in concreto l'accisa? Proviamo a capirlo insieme. In sostanza, la legge del 2007 prevede una diminuzione del peso delle accise come compensazione per "le maggiori entrate dell'imposta sul valore aggiunto derivanti dalle variazioni del prezzo internazionale" del petrolio. Il decreto stabilisce poi che il meccanismo di compensazione scatta solo per aumenti pari o superiori a due punti percentuali rispetto al prezzo di riferimento espresso nel Def.

Con il decreto trasparenza del governo Meloni, il riferimento all'aumento del 2% viene cancellato. L'accisa diventa "mobile" anche per incrementi di prezzo meno marcati: il taglio "può essere adottato", si legge nel testo, se il prezzo medio degli ultimi due mesi aumenta rispetto a quello indicato nell'ultimo Documento di economia e finanza che ad oggi risulta pari a 87,6 dollari al barile. 

In poche parole: se il prezzo del petrolio sale, lo Stato incassa più soldi dalle accise e può decidere (non sembra esserci un automatismo) di impiegare queste risorse "extra" per abbassare l'imposizione fiscale. Con l'aumento del carburante dunque l'accisa cala e il prezzo si ridimensiona in modo proporzionale per compensare gli incrementi determinati dalle fluttuazioni del costo del petrolio. Si tratta dunque di una misura pensata per scongiurare rialzi troppo marcati e tenere sotto controllo i prezzi. Ma è difficile che possa fare miracoli. 

Fonte Today.it

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