Il call center sanitario di Paternò rischia il trasferimento al Nord

Il Carroccio ha scatenato una "crociata" al punto che la Giunta Formigoni a febbraio ha deliberato il ritorno del servizio in Lombardia

Dal 2007 Paternò ospita 600 addetti di un centralino per le prenotazioni sanitarie della Regione Lombardia. Quattro anni fa, infatti, la Lombardia ha appaltato a milletrecento chilometri di distanza il call center. E la Lega non ha accolto bene la notizia.

Il Carroccio ha scatenato una "crociata" al punto che la Giunta Formigoni a febbraio ha deliberato il ritorno del servizio in Lombardia. Ma di fronte al possibile rischio del trasferimento della struttura, è netto il monito di Angelo Mattone, segretario provinciale della Cisl: "Il call center di Paternò non si tocca".

La polemica è diventata più forte alla notizia che, dal marzo 2012, per prenotare un esame medico l’utenza dovrà pagare 0,50 centesimi di euro. "Si prevede una ripartizione di costi con il cittadino pari a 0,50 euro fisso per ogni contatto telefonico da cellulare" è scritto nell' allegato al documento discusso in Regione. Il consigliere del Pd Alessandro Alfieri allarga le braccia: "Siamo di fronte a una inutile duplicazione del call center pretesa dalla Lega. Il risultato è che ci saranno costi più alti e nessun miglioramento del servizio".

Mattone annuncia che in caso di "scippo" del call center, preannuncia la mobilitazione della Cisl per mettere in atto una serie di iniziative. "Ci rivolgeremo al ministero e cercheremo di incidere sulla posizione della proprietà alla quale abbiamo già chiesto un incontro per chiarire i termini della vicenda". Se l’offensiva «padana» avrà successo, i 576 centralinisti di Paternò rimarranno, nella primavera del 2014, senza lavoro. In soccorso degli operatori siciliani arriva però il Politecnico di Milano, secondo cui "è più conveniente che il call center della Sanità lombarda resti a Paternò". A renderlo noto è il ministro della Difesa Ignazio La Russa, paternese doc.

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