Caro libri e i problemi delle storiche librerie: intervista a Anna Cavallotto

Per capire meglio quanto sta incidendo il "caro-libri" sulle attività commerciali di Catania, abbiamo intervistato Anna Cavallotto, titolare della storica libreria "Cavallotto" e presidente provinciale Ali

Anna Cavallotto

La crisi economica sta spingendo, sempre più, a tagliare le spese per la cultura. Nell’ultimo anno sono diminuite le librerie tradizionali e sono, invece, aumentati i negozi e le “bancarelle” che vendono libri usati. Per capire meglio quanto sta incidendo il "caro-libri" sulle attività commerciali di Catania, abbiamo intervistato Anna Cavallotto, titolare della storica libreria "Cavallotto" e presidente provinciale Ali, Associazione librai italiani.

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Com'è nata la libreria "Cavallotto" e quali sono state le condizioni di partenza?
" Io e le mie due sorelle, dopo esserci diplomate, abbiamo cominciato a lavorare in libreria. In quel periodo, era morto nostro padre all'età di 49 anni. Fin da piccole passavamo molto tempo in libreria, ma dopo la tragica scomparsa abbiamo deciso di lavorare più assiduamente iniziando dai 'compiti'  più semplici. Il nostro apporto al progetto imprenditoriale avviato dai genitori, è stato fontamentale grazie al carattere e alla determinazione, ma anche a una preparazione approfondita in materia editoriale, data dalla frequenza - da parte di tutte e tre le sorelle - della Scuola per Librai di Venezia. Grazie a questa importante esperienza, le librerie ed edizioni Cavallotto hanno sviluppato anche diversi sodalizi con colleghi ed editori di tutta Italia. Un patrimonio umano e professionale che, negli anni, ha contribuito a consolidare il prestigio dell’azienda all’interno del panorama italiano del settore. Tra le innovazioni introdotte all’interno delle librerie di famiglia, spicca la suddivisione dell'assortimento per materia e l'informatizzazione dei punti vendita già dal 1986. Due autentiche rivoluzioni che hanno cambiato le abitudini di acquisto da parte dell’utenza a Catania, anni prima che si diffondessero nel Sud Italia".
 
Ad oggi com'è cambiata la situazione? Quali sono i maggiori problemi?
"Ci sono tanti problemi oggi. Uno dei problemi maggiori è l'eccessiva produzione di libri, spesso, inutili che intasano le librerie e che, quindi, distolgono dai libri buoni e comunque limitano la permanenza di un libro in libreria. In periodi di crisi, gli utenti diminuiscono i loro acquisti e spendono di meno eliminando i prodotti non indispensabili come i libri. Altro problema è la concorrenza della GDO e delle librerie monomarca che operano in spazi ampi e luminosi, spesso però, spersonalizzati e con personale prevalentemente non competente. Puntano su politiche aggressive di sconto che il libraio indipendente non può sostenere. Questi 'supermercati del libro'  trattano solo le principali novità delle principali case editrici, trascurando i prodotti con più basso margine e cioè i libri scolastici, universitari, tecnici specializzati e tutta la miriade di piccoli autori ed editori, la cui solo gestione è già economicamente un grosso costo. Tra l'altro  gli utili non rimangono nella nostra città ma sono distolti e finiscono quasi esclusivamente al Nord. Un altro grande problema è internet che, da una parte, ha contribuito a diffondere il prodotto o a trovare libri esauriti ma, nello stesso tempo, ha aumentato gli acquisti inutili (compri più di quello che dovresti /vorresti poiché invogliato dalle offerte) e ha eliminato la figura del libraio che ti consigliava e selezionava i libri secondo i tuoi interessi e passioni".

Quanto influisce il" boom dei libri usati" e perché, secondo lei, regna questo modo di pensare ?
"La vendita dei libri usati c'è sempre stata ma era affidata o agli alunni stessi o a venditori improvvisati. La nostra gestione informatizzata e organizzata, ha avuto un grosso successo poiché è garantita e permette al cliente di avere la doppia possibilità di scegliere tra nuovo o usato. Si risparmia proprio sui libri scolastici perché sono considerati dalla maggior parte delle persone, cose inutili e costose. Nessuno nega che 250/300 euro a figlio, siano una cifra esagerata. Ma se si considera che equivalgono a circa 15/18 libri con una media di circa 15/20 euro cadauno e che servono per un intero anno - e forse sono l'unica occasione per molti utenti di entrare in una libreria-  bisognerebbe molto riflettere. Lo stato dovrebbe essere maggiormente presente (2 anni fa abbiamo organizzato a livello nazionale una raccolta di firme, per chiedere la detraibilità dei libri di scuola, che non è stata accolta), ma così come dovrebbe dare maggiori servizi in tutti i settori. Si sa che un popolo più colto e informato, è più civile e ha maggiori possibilità di andare avanti".

In cosa consiste la normativa entrata in vigore il 1° settembre?
"Dall' 1 settembre è entrata in vigore la "legge Levi" che regolamenta lo sconto praticabile all'utente finale che può essere al massimo del 15%. Sembrerebbe un controsenso contro la libera concorrenza, ma in questi anni di sconti selvaggi la conseguenza è stata la chiusura di tantissime librerie indipendenti e l'aumento indiscriminato del prezzo medio dei libri. La chiusura delle librerie indipendenti non si deve considerare come una problematica legata solo a quell' imprenditore o famiglia che hanno dovuto chiudere spesso attività storiche, ma ad un depauperamento della cultura legato alla scomparsa della figura del libraio. Nelle librerie spesso si ci incontrava non solo per comprare le ultime novità, ma proprio per confrontarsi e incontrarsi con tante persone. L'aumento del prezzo di copertina è stato la conseguenza degli sconti poiché i grandi gruppi editoriali hanno dovuto recuperare la mancanza di margine concesso con gli sconti.In molti paesi europei (Francia ad esempio) lo sconto praticabile massimo è del 5%".
 

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