Consorzio ATO Acque, comportamento corretto

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa conferma la sentenza del TAR evidenziando la correttezza dell’operato del Consorzio ATO Acque Catania

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa conferma la sentenza del TAR e annulla tutti gli atti delle procedure della costituzione e affidamento del Servizio Idrico Integrato evidenziando, invece, la correttezza dell’operato del Consorzio ATO Acque Catania.

Il presidente della Provincia di Catania e presidente del Consorzio ATO acque, Giuseppe Castiglione, che oggi ha tenuto sull’argomento una conferenza stampa, chiarisce che da parte sua non c’è nessuna “guerra” con la precedente amministrazione e sottolinea: "non si tratta di un fatto politico, ma giuridico, che si incardina finalmente in quel percorso di trasparenza e legalità da noi portato avanti. Sin dal momento del mio insediamento, infatti – ha ricordato il presidente Castiglione - ho cercato di  vederci chiaro in una vicenda così importante e delicata per la provincia di Catania, nominando una commissione di saggi che, analizzata la procedura, aveva invitato con decisione il Consorzio ad annullare le procedure in precedenza adottate, ma l’Assemblea dell’ATO decise, illegittimamente come affermano i giudici nella sentenza, di non approvare la proposta presentata da me in qualità di Presidente dell’ATO idrico. Oggi, ancora una volta, una sentenza, quella del Cga, ci da ragione. Non solo, possiamo essere orgogliosi – ha annunciato Castiglione – di essere la prima amministrazione pubblica in Italia ad avere predisposto un Piano d’azione per valutare la fattibilità della costituzione di una società “in house”, interamente pubblica in conformità alle aspettative dei cittadini, ancora prima del referendum, e costituita da tutti i Comuni ricadenti nella provincia di Catania. È una sfida che vogliamo portare avanti – ha  sostenuto il presidente – che ci consentirà di valorizzare tutte le realtà gestionali efficienti e di avviare l’oneroso piano degli investimenti dell’ambito provinciale che, per il prossimo trentennio, ammonta a circa 1.600 milioni di euro e comprende opere attinenti i sistemi acquedottistici e fognario-depurativi a salvaguardia del nostro comprensorio e delle preziose risorse naturalistiche presenti. Adesso – ha proseguito il presidente – ci aspettiamo che la Regione faccia correttamente la sua parte, l’unica possibilità per far decollare il servizio idrico integrato in Sicilia è dare nuova linfa alle attività rimaste incompiute e indispensabili per la buona riuscita del processo. Mi riferisco, ad esempio, alla promozione di tavoli tecnici e consultazioni con il referenti del territorio coinvolti nelle tematiche dell’acqua e dell’ambiente, confronto che risulta la condizione sine qua non per poter ripartire con il piede giusto e strutturare una concreta strategia di azione aderente alla realtà, alle aspettative del territorio catanese ed ai fabbisogni dei cittadini/utenti anche in termini di contenimento delle tariffe idriche scongiurando le vecchie logiche attuate nel passato che hanno prodotto grandi incompiute o cattedrali nel deserto, come opere costruite ma non in esercizio, con forte sperpero delle, scarse, risorse pubbliche concesse negli anni alla Sicilia e negando al territorio la crescita oggi più che mai necessaria. Infine – ha concluso il presidente – con l’auspicato trasferimento delle funzioni dell’Ato alle Province verranno definitivamente soppressi i loro Consigli d’Amministrazione, che rappresentano i veri costi superflui della politica. Attendiamo per questo dalla Regione la presentazione del ddl di riordino del servizio idrico integrato. E ricordiamo, intanto, che l’indennità mensile percepita da un consigliere dell’Ato di Catania è passata da 4.310 euro mensili dell’amministrazione precedente a 989 euro dell’attuale, applicando inoltre, rigorosamente, il divieto di cumulo delle indennità con altre cariche".

"Dal 2006 conduciamo una battaglia di legalità, spesso isolati e inascoltati – ha detto il sindaco di Acireale e  componente del CdA dell’ATO, Nino Garozzo – finalmente le nostre ragioni di allora hanno avuto conferma definitiva anche nell’ultima sentenza del Cga. Come Comune di Acireale nel 2006 abbiamo attivato il contenzioso con l’obiettivo di tutelare la Città contro il tentativo di emarginazione della programmazione territoriale, contro l’esclusione ingiustificata della nostra Sogip dalla coalizione, per il mancato riconoscimento di un sub distretto delle Aci. Abbiamo atteso 5 anni, ma possiamo ritenerci soddisfatti: senza tante furberie e con maggiore umiltà, si sarebbe potuto evitare il tempo perduto e l’approvazione di atti definitivamente travolti, con risvolti erariali evidenti. Alla nostra richiesta di regolarizzare gli atti ci è sempre stato risposto e minacciato la richiesta di risarcimento di danni;  la conclusione è che i danni ci sono ma certo non potranno essere richiesti al Comune di Acireale, la cui legittimità di comportamento è conclamata prima dal Tar e dopo dal Cga. Di questa sentenza, che annulla ogni possibilità di equivoci – ha sottolineato il primo cittadino acese – non si potrà non tenere conto in futuro, anche quando si andrà a discutere il futuro assetto territoriale del sistema idrico della Provincia di Catania, dove Acireale e il comprensorio avranno buon diritto di rivendicare una compartecipazione piena alle scelte su base territoriale. Non si gestisce il servizio idrico contro le realtà territoriale, la cui condivisione è assolutamente necessaria".
 

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