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Covid e consumatori, Melchiorre (Mec): "La parabola discendente del ceto medio etneo"

Il presidente Claudio Melchiorre col suo Mec, “Movimento Elettori e Consumatori”, fa un'analisi impietosa del 2020 appena trascorso. Ha voluto prendere a titolo di esempio il caso “simbolo” della famiglia Rossi, cognome di fantasia, come emblema della parabola discendente

Analisi impietosa, per un 2020 “annus horribilis”. Il reddito delle famiglie del ceto medio, ha visto un 2020 vicino alla soglia di povertà: dai 1.200 euro netti al mese, mediamente, si è passati a circa 800. Il presidente Claudio Melchiorre col suo Mec, “Movimento Elettori e Consumatori”, è da svariati anni in trincea in territorio siciliano, a difesa dei diritti dei consumatori etnei e isolani, con la sua associazione di tutela consumeristica. Per il Mec, non è certo nuova la tematica di un progressivo impoverimento delle famiglie della “classe media”, nella nostra regione, legato a svariati fattori scatenanti: atavica povertà relativa di circa un siciliano su quattro, un reddito di cittadinanza “a pioggia”, mancanza di risorse per finanziare la realizzazione di opere pubbliche, assenza di progettualità mirata alla creazione di posti di lavoro, ritardo infrastrutturale, il freno dato dalla presenza delle organizzazioni criminali, eccetera.

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Claudio Melchiorre, ha voluto prendere a titolo di esempio il caso “simbolo” della famiglia Rossi, cognome di fantasia, come emblema della parabola discendente di un ceto medio etneo verso l'impoverimento progressivo, anche per effetto di gravose tasse, Imu e balzelli odiosi, da onorare in tempi di Covid. Ma non è tutto.

Da anni lei effettua un'analisi sui consumi di un famiglia “simbolo” anonima catanese, ma i dati sono reali, estrapolati da quelli della Banca d'Italia e dalle previsioni finanziarie della Regione. Cosa emerge?

“Semplice: la cosiddetta famiglia Rossi, siciliana - dice Claudio Melchiorre, leader da svariati anni di note associazioni a tutela dei consumatori etnei e siciliani - è vicina alla soglia di povertà. I miei dati sono reali: a quelli di Banca d'Italia e dal documento di previsione finanziaria della Regione, ho applicato la correzione sulla composizione della produzione complessiva e la redditività del lavoro in Sicilia. In realtà, ho considerato una produttività molto più alta di quella reale, quindi l'analisi è prudenziale. Mi riferisco ai 160 mila lavoratori a rischio, nella sola Catania e provincia, che dovremmo pagare cioè un dazio, di circa ventimila posti di lavoro in meno”.

“Quindici anni fa - continua il presidente -, insieme al 'ConsumerInst', prima di essere presidente del Movimento Elettori e Consumatori, presentai un’analisi della vita economica della famiglia 'tipo', composta da padre, madre, due figli. Questi, risultavano avere un solo reddito, ma la madre si dava da fare come parrucchiera a domicilio, mentre tra i due figli, la femmina lavorava come cameriera o commessa, mentre il maschio attendeva tempi migliori. Il reddito dei Rossi, nel 2005 si aggirava intorno ai 27mila euro, dei quali, 10mila circa erano introiti dovuti al lavoro delle due donne di casa”.

Andiamo al 2020, cosa cambia per questa famiglia siciliana, fra immaginazione e realtà, per l'osservatore e analista Claudio Melchiorre?

“Nel 2020 i Rossi hanno visto la loro vita cambiare drasticamente. Il padre è stato messo in cassa integrazione per otto mesi e ancora oggi non riesce a tornare al lavoro con regolarità. Il suo reddito lordo, che quindici anni fa era di circa 17mila euro, quest’anno è calato bruscamente. Dai 1.200 euro netti al mese, è passato a circa 800, tra cassa integrazione e turni che talvolta riesce a fare. La moglie non può più andare a fare i capelli a domicilio e anche i lavori di rammendatura o di sartoria sono quasi del tutto fermi. La figlia, dopo quindici anni, continua a non avere un lavoro fisso. Si è sposata, ha due figli, vive a casa con i genitori del marito che, per sua fortuna, ha trovato impiego in un’azienda di gestione dei rifiuti e pertanto lavora a tempo pieno. Il figlio maschio, ormai trentatreenne, invece ha il reddito di cittadinanza, ha la residenza presso un appartamento sfitto, ma in realtà è rimasto a casa con i genitori. Vive con circa 600euro al mese. In pratica, la famiglia Rossi nel 2020, è composta da tre persone, non ha praticamente risparmi e vive con milletrecento euro, durante il Covid”.

“E' un caso molto fortunato - continua Melchiorre -. Secondo le statistiche, infatti, la Sicilia ha subìto un calo della produzione lorda di circa il dieci per cento, nell’ultimo anno. Ma dobbiamo ricordare che un terzo quasi esatto delle nostre attività di lavoro, sono pubbliche, mentre un altro terzo sono i trasferimenti per pensioni e assistenza economica erogati dallo Stato; mentre solo la metà della popolazione risulta essere attiva, vale a dire lavora o cerca un lavoro. In altre parole, da 62 miliardi, il Pil prodotto dalle imprese, se dovesse andare bene, sarà di dieci miliardi più basso, portando a soli 52 miliardi la produzione di ricchezza: questa precisazione ci dice nello specifico che, considerato stabile il contributo delle pubbliche amministrazioni, pari a 26 miliardi, su 88 miliardi di prodotto, la flessione del dieci per cento della produzione ha un impatto reale per almeno una volta e mezza sulla restante quota”.

Per il “Movimento Elettori e Consumatori”, nessun spiraglio di ripresa nel 2021?

“Stando alle mie previsioni, il quadro non è dei migliori! Sul piano dell’occupazione, 10 miliardi di pil in riduzione incidono per circa centosessantamila posti di lavoro in meno. Questo significa che in altrettante famiglie, si è verificato un crollo del reddito di almeno diecimila euro, mentre sedicimila imprese sono state cancellate. Ecco perché la famiglia Rossi è fortunata. La loro condizione economica è infatti relativamente stabile, rispetto a quella di mezzo milione di siciliani che, quest’anno, si ritrovano a vivere in una famiglia che non sa più come pagare tasse, bollette, multe, i mille piccoli e grandi soprusi che arrivano dalle amministrazioni o dalle imprese o aziende poco corrette, specie nel settore dei servizi: che, come è evidente, possiamo considerare obbligatori, come elettricità, telefoni, gas, acqua. I Rossi non curano più la salute e non possono permettersi di comprare tre euro di mascherine al giorno, per cominciare. Non fanno regali ai nipotini, ed anzi sperano che sia la figlia a portare talvolta qualcosa da mangiare per loro. L’affitto è stabile sui 300 euro, in zona periferica. Per l’elettricità pagano 100 euro al mese, il gas costa altri 60 euro e i telefoni pesano per 30 euro. La spesa alimentare costa trecento euro al mese e l’auto, una sola di circa dieci anni di età, costa tra benzina, assicurazione e manutenzione trecento euro”.

“Infine: l’abbigliamento - conclude il presidente dell'associazione consumatori, facendo i conti in tasca alle famiglie isolane ed etnee -, i detersivi e le necessità quotidiane e le sigarette o piccoli generi di conforto, compongono un’altra voce di spesa che complessivamente arriva a 150 euro al mese. Questa famiglia, quest’anno, per affrontare imprevisti come la riparazione di un elettrodomestico, andare dal dentista o dal medico e quindi comprare un medicinale, ha in tutto 60 euro complessivamente al mese. In casa loro, il riscaldamento è stato spento. Ma per un terzo dei siciliani, la vita della famiglia Rossi, non sa più nemmeno cosa sia. Appena finirà l’emergenza Covid, con una riduzione degli investimenti delle imprese per circa il 20 per cento rispetto al 2018, questi familiari non potranno sperare in una possibile ripresa, se l’azienda del padre non dovesse riprendere a lavorare a pieno regime. Cosa difficile, peraltro. La Sicilia si distingue per un ritardo nella realizzazione degli investimenti superiore del 60 per cento, rispetto alla media italiana, che già è particolarmente lenta, rispetto agli altri Paesi. Il settore bancario non ha affatto aperto i cordoni della borsa e l’affidamento alle imprese in difficoltà non è ovviamente possibile. E, non a caso, ho dimenticato di aggiungere tasse e tributi. Complessivamente? Ai ceti medi, resteranno in cassa 40 euro al mese, con 20 euro per gli imprevisti”.

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