Crisi lavoro: oltre il 50% delle donne ha perso il lavoro nel catanese

Scoraggianti i dati che emergono da un'indagine locale: le donne sono le più colpite dalla crisi economica. Il 50,76% dei soggetti presi in esame ha perso il lavoro nel 2011 e solo il 28,2% lavora

Secondo una ricerca condotta dall’IRES e dal Dipartimento Mercato del Lavoro della CGIL di Catania sono le lavoratrici catanesi le più colpite dalla crisi economica. Secondo i dati il 50,76% del campione di soggetti licenziati nel 2011 sono donne, a fronte di un tasso di occupazione femminile a Catania e provincia del solo 28,2%, questo testimonia quanto sia difficile nella nostro territorio per le donne difendere il lavoro acquisito.

E’ un dato che deve farci riflettere - sottolinea il segretario generale della Camera del lavoro, Angelo Villari - spesso le donne, se vogliono lavorare, sono costrette a collocarsi nel mercato del lavoro, per lo più, su una fascia di lavori precari, molto spesso irregolari e privi di tutele e pertanto sono le prime ad essere espulse in caso di crisi. Lo stesso vale per i giovani la cui percentuale su questo campione è di oltre il 44%”.

In giro per la città e tristemente semplice trovare delle testimonianze che confermino i dati della ricerca. V.L, è una giovane ragazza catanese che fino all’anno scorso lavorava per un ente turistico locale ma la crisi ha colpito anche la sua azienda e nel giro di un mese si è ritrovata senza lavoro. Difficile e senza risultati la disperata ricerca di una nuova occupazione.

Subito dopo il licenziamento mi sono attivata per cercare un lavoro ma sino ad oggi con scarsi risultati ci confida V.L. -  nonostante un titolo di studio conseguito con il massimo dei voti è diventato impossibile trovare un'occupazione al giorno d'oggi soprattutto in Sicilia. Ed è veramente frustrante per noi giovani elemosinare lavoretti quando potremmo e dovremmo ottenere il massimo da questa società che purtroppo ci penalizza”.

L’INDAGINE - secondo la ricerca, che ha interessato in particolare un campione rappresentativo di lavoratori di cui il 97,5% ex dipendenti da aziende con meno di 15 dipendenti e il 2,5% da aziende con più di 15 dipendenti, l’alta percentuale di lavoratori irregolari conferma il dato relativo alle dimensioni stimate sul lavoro nero e sull’economia irregolare che viene dato nella nostra realtà 10 punti superiore al resto d’Italia.

"Il quadro che l’indagine definisce è quello relativo alla condizione lavorativa nella città di Catania – spiega Tuccio Cutugno, presidente dell’IRES Cgil- una città degradata nei servizi e nel suo tessuto sociale costituito di giovani e di donne che sopravvivono con lavori precari, non qualificati, sottopagati, in nero. Persone che hanno perso questi  lavori e non ne trovano altri e che sono abbandonati a se stessi. Una città che esige una svolta, un profondo cambio di direzione."

I SETTORI INTERESSATI - Come facilmente prevedibile il settore maggiormente interessato risulta essere quello del commercio, seguito dal lavoro domestico, dall’artigianato e dal settore dei pubblici esercizi. Negli altri comparti le percentuali sono equamente suddivise. Fa eccezione quello degli studi professionali a prova dell’alto tasso di instabilità occupazionale che lo caratterizza. Parallelamente, anche  quanto riguarda le mansioni, quelle prevalenti interessano gli addetti alla vendita e le collaboratrici domestiche.

IL LICENZIAMENTO - La cessazione del rapporto di lavoro è determinata, oltre ai casi numerosi dovuti alla scadenza del contratto a termine, soprattutto alle così dette dimissioni “volontarie”, seguite dai licenziamenti per giusta causa o per riduzione di personale. Solo in casi percentualmente molto bassi si attivano vertenze per licenziamenti ingiustificati e si fa ricorso all’art. 18 e alla richiesta di reintegro. Oltre il 34% dei soggetti del campione esaminato relativo a lavoratori licenziati negli ultimi sei mesi del 2011 dichiara di aver svolto un lavoro dipendente in modo irregolare ovvero di aver lavorato in nero. Di questo campione solo il 49,75% ha avuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato il resto ha sperimentato tutte le forme di lavoro precario. Infine, altro dato significativo: il 98% del campione non ha trovato lavoro nei sei mesi successivi al licenziamento. Quel 1,46% che ha trovato una collocazione ha trovato un lavoro precario e non regolare.

 

 

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