Più licenziati e meno assunti: la città è in profonda crisi occupazionale

Dopo che anche la StMicroelectronics si sta piegando alla crisi con l'annuncio di tredici settimane di cig per oltre 2000 dipendenti, il mercato del lavoro catanese passa sotto analisi. A farla sono Cisl e Felsa Cisl catanesi

Dopo che anche la StMicroelectronics si sta piegando alla crisi con l'annuncio di tredici settimane di cig per oltre 2000 dipendenti e lo stop per 96 "summer job", il mercato del lavoro catanese passa sotto analisi. A farla sono la Cisl e la Felsa Cisl catanesi. Nel primo semestre del 2011, si è registrato un buco nero nel mercato del lavoro fatto di lavoratori in mobilità in aumento e non riassunti nonostante i benefici di legge che portano, di più contratti “a progetto” e meno contratti di inserimento, di lavoratori somministrati licenziati, di lavoratori della scuola senza lavoro.

I numeri sono preoccupanti: nel semestre 2011, + 10 % di licenziamenti; sempre nel semestre 2011, solo + 3% le assunzioni; 354 sono i lavoratori in mobilità sempre nel 2011; nel primo semestre del 2010, 166 lavoratori in mobilità; - 52 % i lavoratori in mobilità riassunti nel primo semestre 2011; + 18 % i lavoratori extracomunitari assunti nel 2011 e, infine, + 180, 65 % i lavoratori interinali licenziati.

Sono i dati analizzati dal segretario generale Alfio Giulio, dal segretario territoriale Gaetano Marziano e Maurizio Attanasio, segretario regionale Felsa (Federazione lavoratori somministrati e autonomi) Cisl e responsabile del Dipartimento lavoro. Le fonti usate sono il Centro per l’impiego di Catania, l’Ebitemp (ente bilaterale per il lavoro temporaneo), dall’Inps, l’assessorato regionale al Lavoro e Assofin, l’associazione delle agenzie di finanza del credito al consumo.

"I lavoratori posti in mobilità aumentano – ha dichiarato Maurizio Attanasio – perché la crisi produce ancora espulsioni. E non sono riassunti da nessuno nonostante garantiscano all’eventuale nuovo datore di lavoro sgravi fiscali e previdenziali. La loro re-immissione nel mercato del lavoro è diminuita del 52 per cento rispetto al 2010. Significa che aziende e imprenditori non hanno voluto nemmeno prendere in considerazione gli incentivi, i benefici contributivi e le agevolazioni previste dalle leggi esistenti, come la legge 223 del 1991 e le altre recenti normative. Ci siamo chiesti perché accadesse (e accade ancora) tutto questo. La risposta è arrivata dai dati del Centro per l’impiego di Catania in nostro possesso: l’unico saldo positivo è per i lavoratori extracomunitari, quasi il 18 per cento in più rispetto al primo semestre del 2010. Il fatto in sé è positivo, ma la domanda che sorge spontanea è: tutto questo si basa sulla regolarità contrattuale delle assunzioni? E perché gli imprenditori, a integrazione di quanto già fatto, non usufruiscono anche degli sgravi fiscali e contributivi per riassumere i lavoratori in mobilità portatori di tali benefit?".

E se tutto ciò succede nella città capoluogo, nel resto della provincia la situazione non può che essere peggiore. Nel mercato del lavoro pubblico, in particolare, i dati sono preoccupanti. Secondo Gaetano Marziano che ha la delega per il Pubblico impiego ci sono "4500 lavoratori della scuola, docenti e personale Ata, che hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni. A questi va aggiunto il mondo del precariato che ruota attorno alla pubblica amministrazione con una età media di 40 anni. Se, poi, a tutto questo sommiamo il blocco degli stipendi che da anni investe il settore pubblico, va da sé che diminuisce il potere d’acquisto dei salari a fronte di una inflazione in aumento e quindi a un calo dei consumi. È necessario, allora, reingegnerizzare il settore pubblico attraverso misure che non vadano “contro” ma siano “per” i dipendenti pubblici al fine di favorire le loro professionalità per metterle, così, al servizio della crescita e dello sviluppo e del territorio".
 

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Una situazione allarmante che verrà analizzata durante il Consiglio generale della Cisl etnea che si svolgerà domani mattina al Palazzo Esa.

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