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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Economia

Assegno unico per ogni figlio: cosa cambia dopo le elezioni del 25 settembre

Nei primi cinque mesi sono stati erogati oltre sei miliardi di euro. Cosa dicono in merito alla misura i programmi di Fdi, Lega, Pd, M5s e Terzo Polo, quali sono le prospettive per il futuro e perché c'è ancora parecchio da fare per colmare le differenze tra Italia e altri paesi europei in termini di supporto alla famiglia e sostegno alle nascite

Cosa ne sarà dell'assegno unico nella nuova legislatura? Partiamo dal presente, intanto. L'assegno unico per ogni figlio è realtà da alcuni mesi, e ha inglobato tutte le precedenti agevolazioni, dal bonus bebè agli assegni familiari. In campagna elettorale il tema è presente nei programmi di quasi tutti i partiti. Nei primi cinque mesi di competenza sono stati erogati alle famiglie assegni per oltre sei miliardi di euro. I pagamenti hanno riguardato complessivamente 8,6 milioni di figli (esclusi quelli dei nuclei beneficiari di reddito di cittadinanza), e i richiedenti che hanno ricevuto almeno un assegno sono stati 5,3 milioni, secondo i dati diffusi dall'Osservatorio Statistico sull'Assegno Unico Universale dell'Inps. 

Assegno unico: più soldi al Sud

L'importo medio mensile per richiedente è risultato pari a 233 euro ed è stato pagato in media per 1,6 figli per ciascun richiedente, mentre l'importo per ciascun figlio è risultato, sempre in media, di 145 euro. Circa il 46% degli assegni pagati per figlio si riferisce a beneficiari appartenenti a nuclei con Isee inferiore ai 15mila euro, con l'erogazione del massimo dell'assegno, mentre più del 20% dei figli appartiene a nuclei familiari che non hanno presentato Isee e quindi ad essi viene erogato l'importo minimo. Ricordiamo che l'importo dell'assegno va da un massimo di 175 euro per ciascun figlio minore per Isee fino a 15mila euro, a un minimo di 50 euro in assenza di Isee o con Isee pari o superiore a 40mila euro.

Quanto ai pagamenti di competenza del mese di luglio, l'importo medio per figlio va da poco meno di 50 euro per chi non presenta Isee o supera i 40mila euro, a 194 euro per le classi di Isee fino a 15mila euro. Nel mese di luglio, la concentrazione di importi più elevati si ha al Sud (il valore massimo pari a 166 euro per ciascun figlio si registra in Calabria) mentre gli importi meno consistenti si registrano al Centro e al Nord (il valore minimo si registra nella Provincia autonoma di Bolzano, dove per ciascun figlio si ha in media un importo mensile per figlio pari a 132 euro). In termini assoluti, l’assegno unico viene ricevuto da un numero maggiore di figli nelle regioni settentrionali (in particolare, in Lombardia).

Oggi come oggi, l'assegno va da un minimo di 50 euro fino a un massimo di 175 euro se l’Isee è inferiore ai 15 mila euro. Questo sostegno economico viene assicurato a partire dal settimo mese di gravidanza (anche se l'erogazione parte dal primo mese di vita del piccolo in poi con gli arretrati, perché serve il codice fiscale del neonato), fino al raggiungimento della maggiore età di ciascun figlio, ma in determinate condizioni viene riconosciuto fino ai 21 anni di età.

L'importo aumenterà nel 2023: c'è la rivalutazione

In prospettiva tutti i partiti, più o meno esplicitamente, auspicano che l'ammontare dell'assegno aumenti. Facile a dirsi. Ma in parte è già così: gli importi devono essere adeguati al costo della vita, lo prevede proprio la legge che la ha introdotto. Così l'assegno unico ai figli dal prossimo 1° gennaio 2023 sarà indicizzato all’inflazione. Rivalutazione che, allo stato attuale della corsa verso l’alto del caro vita, potrebbe portare il valore dell’assegno mensile dagli attuali 175 euro a 190 euro per chi ha un Isee fino a 15mila euro. Isee che verrebbe a sua volta rivalutato a poco più di 16mila euro. Due ipotesi attendibili se si considera un’inflazione per il 2022 all’8 per cento. Se così fosse anche l’importo minimo dell’assegno di 50 euro, erogato a chi ha un Isee superiore a 40mila euro, salirebbe a 54 euro grazie all’indicizzazione all’aumento del costo della vita con un Isee rivalutato a 43.200 euro.

Dal 2023 se i requisiti del nucleo familiare non sono cambiati rispetto all'anno prima, l'assegno sarà erogato direttamente dall'Inps senza più l'obbligo di presentare la domanda. La buona notizia è che l’importo mensile dell’assegno, oggi fissato in 175 euro, potrebbe registrare un aumento fino a 190 euro grazie all'adeguamento al costo della vita.

Le proposte dei partiti sull'assegno unico universale

Fratelli d'Italia propone un aumento secco, "una proposta semplice e responsabile e magari qualche giovane coppia penserà con meno timore all’idea di mettere al mondo dei figli", utilizzando parte delle risorse ora destinate "alle decine e decine di miliardi buttati attualmente in bonus inutili", ha commentato la leader di Fdi. Fratelli d'Italia dice di voler potenziare la misura nelle risorse e nei criteri, "i quali non devono essere penalizzanti per coloro che hanno un valore Isee più alto solo perché, per esempio, proprietari di una prima casa. Il potenziamento dell’assegno unico e la riforma dell’Isee sono atti indispensabili per promuovere la natalità e sostenere la famiglia". Al punto 1 del programma c'è il "sostegno alla natalità e alla famiglia" che va realizzata aumentando l'assegno unico universale a 300 euro al mese per il primo anno di ogni figlio, fino a 260 euro a partire dal secondo. Non è chiaro come verrebbero però reperiti i fondi necessari.

Al momento dell'approvazione e dell'introduzione della misura, la Lega di Salvini aveva chiesto di escludere da questo sostegno le famiglie con bambini di origine straniera e che si trovavano in Italia da meno di due anni. Ora la linea sembra un po' diversa, Salvini si limita a dire che il modelle può essere l'Ungheria. "Non c'è alcun dubbio - ha osservato Matteo Salvini - che la legge più avanzata per la famiglia, quella che sta dando i migliori risultati al livello europeo, è quella dell'Ungheria. Ma non lo dico perché c'è Orban, se fosse in Francia direi in Francia". Ci sono "tantissimi aiuti, incentivi economici veri: la donna dopo il terzo figlio è un soggetto fiscale molto ridotto, dal quarto figlio non lo è più, insomma la flat tax applicata alle famiglie. E poi ci sono congedi parentali estesi addirittura anche ai nonni". La proposta non piace per niente al Pd. Con il "modello Orban", attacca la capogruppo alla Camera Debora Serracchiani "ci dobbiamo aspettare anche queste proposte che, al contrario di ciò che serve veramente alle donne e alle famiglie (tutte le famiglie), sembra solo riportare a decenni addietro e a negare molti diritti che per Salvini evidentemente non sono scontati". "Cosa altro può significare ad esempio: 'Esenzione a vita dalla tassa sui redditi per tutte le donne che partoriscano e si prendano cura di almeno 4 figli' oppure "prestito a interessi ridotti di 31.500 euro per le donne under 40 che si sposano per la prima volta; un terzo del debito verrà estinto alla nascita del secondo figlio e gli interessi verranno cancellati alla nascita del terzogenito"? La solita destra che, questa volta con Salvini, vuole portare indietro le lancette della storia", dice l'esponente dem.

Il programma dell’alleanza del Centrodestra genericamente punta all'aumento dell’assegno unico con la "progressiva introduzione del quoziente familiare".

I dem sono stati tra i principali sostenitori della misura, e all'epoca hanno parlato di "una riforma epocale, paragonabile alla riforma agraria nel secondo dopoguerra o all’istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978". Secondo il Pd devono essere rafforzate le clausole di salvaguardia, in particolare per le persone con disabilità e le famiglie con figli disabili, e rivedendo il peso della prima casa nel calcolo dell’Isee utilizzato per l'Assegno unico, questa voce infatti fa aumentare l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente e, di riflesso, diminuire limporto di assegno unico che si riceve. "Approveremo una legge sulla co-genitorialità, per introdurre totale parità nei congedi di maternità e paternità e un nuovo congedo parentale anch’esso pienamente paritario, da affiancare a strumenti di flessibilità, come part time e lavoro agile di coppia agevolati", si legge inoltre nel programma del Partito Democratico.

Il Terzo Polo Calenda-Renzi parla di "potenziamento dell’assegno unico", soprattutto per le famiglie numerose e con disabilità a carico. Vi si aggiunge anche il rimborso per i costi sostenuti per baby-sitter e badanti. Non ci sono riferimenti a novità particolari in merito all'assegno unico nel programma del M5s. Ma va evidenziato che la legge delega sull’assegno unico era stata avviata dal governo Conte Bis, e i pentastellati questo lo rivendicano con forza, parlando di "promessa mantenuta".

Assegno unico: cosa può succedere nel 2023

In sintesi: molto difficile che fino almeno a inizio 2023 vi saranno novità in merito all'assegno unico, rivalutazione a parte, perché le priorità del nuovo esecutivo saranno per forza di cosa altre (legge di bilancio, con sullo sfondo il caro bollette e i provvedimenti sulle pensioni). Se la vincitrice annunciata della tornata, Meloni, andrà al governo, difficilmente in questa fase il suo governo troverebbe le coperture per aumentare già nel 2023 l'assegno alle cifre promesse. Ma la misura resterà al centro del dibattito, chiunque uscirà vincitore dalle urne. 

Perché l'obiettivo dell'assegno unico universale per i figli è quello di colmare le differenze tra l'Italia e gli altri paesi europei in termini di supporto alla famiglia e sostegno alle nascite: una sfida che è solo all'inizio. Nel Belpaese la spesa per famiglie si ferma all’1,1 per cento del Pil, nella media dell’Unione europea raggiunge il 2,3 per cento, con percentuali oltre il 3 in alcuni paesi scandinavi, in Germania e Lussemburgo. C'è ancora parecchio da fare se si vuole che la misura incida nel cambiare il trend nelle nascite. Per ora ha innegabilmente fatto sì che un sostegno concreto arrivi a tutti i nuclei, con un occhio di riguardo per quelli meno abbienti. E l'assegno ha più che altro un grande merito: un bonifico che arriva alle famiglie ogni mese al posto della giungla di micro sostegni, a volte difficili da richiedere.

Da luglio intanto non è più possibile richiedere gli arretrati. Ora, infatti, si può solo fare domanda per le rate correnti (l'assegno decorrerà dal mese successivo alla richiesta documentata) tramite il sito dell’Inps al servizio "Assegno unico e universale per i figli a carico" con Spid almeno di livello 2, carta di identità elettronica (Cie) o carta nazionale dei servizi (Cns). Si può chiamare anche il numero verde dell’Inps 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile, con la tariffa applicata dal gestore telefonico). In alternativa ci si può rivolgere agli enti di patronato.

Fonte Today.it

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