Fim Cisl: “Aziende a rischio sprofondamento, una catastrofe”

Piccole e medie ditte come la Nuova Meccanica, L'Etnall, HMO, la Tel.CO, la Prometec e la GEST non riescono a pagare gli stipendi ai lavoratori da quasi un anno, perché i clienti non saldano i lavori

Oltre 1,7 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria, altri 1500 lavoratori tra mobilità e casse straordinarie o in deroga. Il 2012, per l’industria catanese è stato quasi una catastrofe. E nel 2013 il rischio è che il tessuto industriale metalmeccanico sprofondi, mettendo a serio rischio imprese e lavoratori. È un’analisi impietosa e allarmata quella che ha fatto oggi la Fim Cisl del settore industriale etneo in occasione del 9° congresso provinciale della federazione. Un settore in cui occorrerebbe trasformare il polo industriale in un distretto avanzato e polifunzionale per poter sperare in un futuro migliore.

“L'emergenza lavoro è un fatto cronico per la provincia di Catania – ha dichiarato Piero Nicastro – sono aumentate notevolmente le ore di cigo utilizzate fino allo scorso anno, l'assottigliarsi delle risorse per la cig in deroga ha potuto dare un piccolo sostegno al reddito dei lavoratori di tante piccole aziende. Ma preoccupa soprattutto il ritardo nelle risposte dagli organi regionali preposti, perché più che dedicarsi alla risoluzione dei problemi evidenti della nostra Isola continuano a fomentare aspettative dalle caratteristiche populiste evitando un serio confronto con le parti sociali. Solo qualche giorno fa è stato sottoscritto un accordo quadro fino a giugno per la cig in deroga, ma dobbiamo riconoscere che è grazie alla pressione giornaliera, anche con toni accesi, fatta dalla Cisl Regionale, nella persona di Maurizio Bernava, se questo è stato possibile”.

A Catania, però, moltissime aziende sopravvivono ancora grazie al ricorso poderoso agli ammortizzatori sociali in tutte le sue forme. La produzione in tali aziende tende a scomparire per mancanza di commesse, come il comparto automobilistico (Autovia, Unistar, L'Automobile, Oscar Auto, Primosole), lo stesso per le aziende del comparto elettromeccanico come la Nuova Sistemi Elettrici, la ditta Reitano.

Piccole e medie aziende come la Nuova Meccanica, L'Etnall, HMO, la Tel.CO, totalmente in ginocchio come la Prometec e la GEST non riescono a pagare gli stipendi ai lavoratori da quasi un anno, perché i clienti non pagano i lavori completati. E poi la perenne crisi delle aziende degli impianti telefonici come la Sirti e la Sites.

Alle Acciaierie di Sicilia rimane l'ultimo anno di contratto di solidarietà in un contesto, come quello dell'acciaio, che in Italia è colmo di incertezza per il futuro del settore.

“Oggi – denuncia Nicastro – siamo alla scadenza dei periodi, previsti dalle norme, per la fruizione della cig e questo ha fatto registrare, già nei primi mesi del 2013, l'unica alternativa possibile: l'inizio della procedure di chiusura delle piccole aziende e i consequenziali licenziamenti collettivi dei lavoratori”.

L'unica azienda in controtendenza è la STM – sottolinea il segretario della Fim etnea – che, di recente, ha revocato una parte dei giorni di Cig previsti per questo trimestre. Un segnale speriamo positivo, anche in virtù delle recenti dichiarazioni del CEO Bozotti, che fa ben sperare affinché l'azienda completi gli investimenti previsti per i reparti M3 ed M4. Si potrà realizzare il progetto già previsto per il sito catanese, per mettere in produzione i nuovi dispositivi ad alto valore aggiunto quali i MEMS, componenti per tablet, e applicare l'accordo dei 21 turni, siglato a marzo del 2011 che prevede di completare l'attuale forza lavoro con le assunzioni degli ex-interinali”.
Per Nicastro, “servono le proposte, i progetti per rilanciare non solo il comparto metalmeccanico, ma tutto il contesto produttivo collegato. Noi abbiamo delle idee concrete, partendo dalle realtà imprenditoriali che hanno retto bene al devastante effetto della crisi, perché operano a livello globale e fondano le proprie strategie industriali sullo sviluppo sostenibile, prodotti altamente innovativi puntando al risparmio energetico attraverso sistemi di produzione di energia pulita. Un sistema di imprese che va valorizzato perché genera economia indiretta per il territorio e assicurano lavoro a migliaia di donne e uomini, giovani e meno giovani”.

Il futuro del polo industriale di Catania passa da una profonda trasformazione e riqualificazione. “L'obiettivo comune, di parti sociali e istituzioni locali – sottolinea Pappalardo – deve essere di trasformarlo, con adeguate infrastrutture, in un distretto avanzato e polifunzionale, per creare i presupposti di nuovi insediamenti industriali ad alto contenuto innovativo e sostenibile. Sarà possibile realizzarlo se la Regione Siciliana e gli altri enti saranno in grado di saper utilizzare i Fondi Europei che per anni sono stati a nostra disposizione e mai nessuno è stato in grado di saper impiegare”.

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