Il Tavolo per le imprese sul disegno di legge di stabilità regionale: "Imprese tagliate fuori"

Il disegno di legge di stabilità regionale non incontra il favore del mondo produttivo siciliano. Secondo il Tavolo per le imprese, una puntuale analisi di policy making mette a nudo tutti gli aspetti divergenti della manovra, che non ricalca quelle caratteristiche di rigore ed equilibrio di bilancio esposte in premessa

“Le disposizioni di contenimento della spesa, alla voce ‘risparmi sanità’, sono contraddittorie se per l’acquisto di beni e servizi si continua a percorrere la strada delle società partecipate, su tutte la SAS (Servizi Ausiliari Sicilia), mega - carrozzone che simboleggia lo spreco di denaro pubblico. Come si può ridurre la spesa (di 100 mln di euro) non rispettando le tariffe imposte dalla Consip? Non a caso il ddl parla genericamente di ‘applicazione di costi standard’. La gestione economica delle partecipate regionali è irresponsabile ed è stata puntualmente smascherata dalla Corte dei Conti, che nel suo recente dossier parla di costi ingiustificati e poco trasparenti”.

Il disegno di legge di stabilità regionale non incontra il favore del mondo produttivo siciliano. Secondo il Tavolo per le imprese, una puntuale analisi di policy making mette a nudo tutti gli aspetti divergenti della manovra, che non ricalca quelle caratteristiche di rigore ed equilibrio di bilancio esposte in premessa.  Gli imprenditori non individuano coerenza tra le norme contenute nel ddl e il difficile momento di congiuntura economica, che impone una tangibile azione di contenimento della spesa accompagnata da una efficace strategia di sviluppo.     

“Il documento parla di scarsa diffusione della cultura d’impresa in Sicilia - spiega l’imprenditore Domenico Messina – e al contempo si prefigge l’obiettivo di dare continuità e certezza alle politiche di sostegno del consolidamento delle attività imprenditoriali. Belle intenzioni che sono contraddette dalla previsione dell’art. 10 del ddl che pone il divieto di rinnovare o stipulare contratti con società private esterne, attribuendo i servizi alle stesse partecipate. In altre parole, viene salvato il modello salva-precari della pubblica amministrazione, che inevitabilmente produrrà i nuovi precari del settore terziario. La contraddizione si fa più evidente – aggiunge Messina – leggendo il 1° comma dell’art. 34, che prevede incentivi alle imprese private per l’assunzione stabile di precari. In sostanza, non sanno che strada prendere”.

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