Le imprese catanesi faticano a ripartire dopo la crisi Coronavirus

Confindustria Catania ha monitorato un campione di aziende associate rappresentativo dei diversi settori produttivi

Le imprese  catanesi, a  due mesi  dalla fine del lockdown, cercano di superare il guado e reagire dopo l'onda anomala che si è abbattuta sul sistema produttivo con l'emergenza Covid-19. A fotografare lo stato dell’arte sulla ripartenza del sistema produttivo etneo è un report realizzato dall'Ufficio studi di Confindustria Catania che ha monitorato un campione di aziende associate  rappresentativo dei diversi settori produttivi.  "Le nostre imprese – spiega il presidente di Confindustria Catania, Antonello Biriaco - stanno cercando di uscire da uno stato di emergenza che rischia di diventare cronico.  C'è ancora una grande incertezza che alimenta il senso di sfiducia verso il futuro e frena la propensione a nuovi investimenti,  anche perché  gli strumenti messi in campo dal Governo si sono rivelati poco efficaci, di non facile interpretazione e spesso non tarati sui tempi e sulle reali esigenze di chi produce". Ma accanto alle criticità rappresentate dal difficile accesso al credito,  dalla pesante riduzione dei fatturati e dei ricavi, emergono segnali di resilienza:  "In soli due mesi - aggiunge Biriaco  -  le piccole imprese del territorio hanno fatto un salto culturale che in condizioni di normalità avrebbe richiesto parecchi anni. Le nostre aziende hanno dimostrato un’ottima  capacità di attuazione dei protocolli di sicurezza,  fatto ampio ricorso allo smart working e all’utilizzo delle tecnologie, hanno  realizzato importanti riconversioni industriali.  E il tutto,  in molti casi,  con fatturati nulli o più che dimezzati. Una capacità di reazione notevole che ora però deve essere accompagnata da politiche di sostegno mirate,  ma soprattutto da investimenti pubblici nelle infrastrutture,  vero motore del rilancio".

Lontano il ritorno alla normalità

Il ritorno alla normalità secondo i risultati dell’indagine  è ancora lontano: solo il 10% delle imprese ha dichiarato di aver avuto una piena ripresa, circa il 50% ritiene di poter tornare a regime tra la fine dell’anno e l’anno prossimo, mentre il  restante 40% non riesce ad individuare un orizzonte temporale che segni l’avvio della ripartenza . Questo scetticismo, trasversale a più settori, ma anche a più livelli dimensionali,  influisce negativamente sulla ripresa degli investimenti privati, creando un circolo vizioso che pone un duro freno alle possibilità di sviluppo.
 Mancanza di liquidità, contrazione dei fatturati e dei ricavi sono le criticità più rilevanti per il 60% degli intervistati. Le soluzioni messe in campo con il Decreto Liquidità e il successivo Decreto Rilancio,  secondo l'analisi, si sono dimostrate poco risolutive rispetto alle reali esigenze delle imprese. Burocrazia e difficoltà nell'interpretazione delle norme sono considerate ancora un difficile ostacolo da superare dal 45% delle imprese del campione. Del resto,  dall’inizio dell’emergenza alla fine della fase 2, sono stati emanati più di 160 tra decreti, ordinanze regionali, risoluzioni, circolari ecc. Un flusso continuo  di provvedimenti che ha creato confusione e incertezza.

Le priorità negli investimenti

Accanto agli interventi straordinari necessari a fronteggiare una crisi di carattere eccezionale,  il 60% delle le imprese segnala come prioritari  gli investimenti infrastrutturali e la semplificazione burocratica. Il 45% degli imprenditori indica come necessità essenziali un accesso al credito facilitato e la riduzione del cuneo fiscale. A fronte  dei protocolli di sicurezza attivati nel rispetto delle norme anti contagio,   il 55% delle imprese ha valutato tali costi come importanti ma sostenibili,  grazie anche all’incentivo del credito d’imposta;  il 40% del campione non ha ritenuto tali adempimenti come costi da segnalare. Un dato che riflette la crescente sensibilità  verso la cultura della sicurezza, soprattutto nelle micro e piccole aziende che si sono dovute attrezzare in tempi brevi, dimostrandosi all’altezza della situazione.  

Cassa integrazione

Oltre il  30%  del campione che ha dichiarato di aver anticipato la cassa integrazione e di aver fornito al personale i dispositivi per operare  in smart working,  non appartiene solo alle medie e grandi imprese ma anche alle piccole realtà.  Tratto comune a queste aziende virtuose è  quello di essere aziende consolidate di tipo familiare, a dimostrazione che nella provincia etnea esiste ancora una riserva di imprese che continua ad avere una situazione patrimoniale solida,  in cui il personale fortemente fidelizzato è  parte integrante del nucleo azienda–famiglia.

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