La Via (Pdl/Ppe), su Mercosur e marchio di origine: possibile compromesso per agricoltura europea

L'’accordo rientra nella serie di negoziati bilaterali che l’'Ue stipula con altri paesi per la definizione di accordi di natura commerciale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Si tratta dell’'ennesimo braccio di ferro diplomatico dove, per l’ennesima volta, purtroppo, l’'agricoltura europea corre i suoi rischi”. Così Giovanni La Via, parlamentare europeo del Pdl/Ppe e relatore della Politica Agricola Comune, è intervenuto ieri in Aula a Strasburgo in seduta plenaria, durante la discussione sull’accordo commerciale Ue-Mercosur.
L'’accordo rientra nella serie di negoziati bilaterali che l’'Ue stipula con altri paesi per la definizione di accordi di natura commerciale. Il Mercosur è il mercato comune del Sud America e vi fanno parte, in qualità di Stati membri, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e il Venezuela. Sono associati al Mercosur la Bolivia, il Cile, il Perù, la Colombia e l’Ecuador.

“Alla luce dei numerosi e lunghi negoziati susseguitisi senza successo negli ultimi due anni –aggiunge La Via - credo che il confronto tra Ue e Mercosur riguardo i prodotti agricoli è quantomeno affannato”. L’eurodeputato siciliano spiega come da un lato vi siano le esigenze del Mercosur che “preme per garantirsi maggiori vie di accesso al mercato europeo dei prodotti agricoli”, dall’altro lato l’Ue punta ad “accaparrarsi agevolazioni commerciali per i prodotti lavorati e i servizi”.

La Via difende a spada tratta le istanze degli agricoltori che, afferma, “sono quelli che rischiano davvero subendo decisioni e strategie negoziate in rapporto ad altri settori. Il risultato – sottolinea- è un baratto molto penalizzante per il settore agricolo europeo”. L’europarlamentare ricorda anche che, in sede di riforma della PAC, si sta lavorando per “mantenere alta la priorità di garantire ai consumatori prodotti sani e tracciabili. A tale fine -prosegue- ritengo indispensabile accertarsi che sia rispettato il cosiddetto principio di reciprocità in materia di standards igienico-sanitari e al contempo e anche agire per una tracciabilità sempre più trasparente".

Il richiamo é alla risoluzione, anch`essa votata ieri, con la quale si intende vietare alla Commissione europea di fare dietro front sulla obbligatorietà del marchio di origine per alcuni prodotti importati da Paesi terzi.
"Nel 2010 con 525 voti favorevoli abbiamo ribadito la nostra ferma volontà di garantire ai consumatori di sapere il Paese di origine di un dato prodotto e non possiamo accettare un´ulteriore fase di stallo o alcun passo indietro. Soprattutto in un contesto di accordi bilaterali, come ad esempio quello tra UE -Marocco riguardo ai prodotti agricoli, che generano spesso nel consumatore molte incertezze circa la provenienza effettiva delle merci –conclude La Via- l’apposizione di un marchio che ne attesti il Paese di origine non può che giovare a consumatori e ad imprese agricole, spesso danneggiate da procedure di contraffazione agroalimentare”.

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