Contributi della Regione all'editoria: disparità di trattamento nel decreto di Musumeci

Uno dei requisiti di ammissibilità ai fondi è "la sede legale in Sicilia" e "limitatamente alle agenzie di stampa anche solo la sede operativa in Sicilia". Una scelta che taglia fuori le testate, soprattutto online, che danno lavoro a decine e decine di giornalisti siciliani

C'è una nota stonata nel decreto emanato dal presidente della Regione Nello Musumeci, su proposta dell'assessore all'Economia Gaetano Armao, che disciplina l'assegnazione dei contributi alle aziende editoriali. E' contenuta all'articolo 2 comma E, dove viene stabilito che uno dei requisiti di ammissibilità ai fondi è "avere la sede legale in Sicilia" e "limitatamente alle agenzie di stampa anche solo la sede operativa in Sicilia". Tradotto: alle agenzie di stampa basta avere solo una redazione sul territorio regionale; regola che non vale per il resto delle testate giornalistiche. Una vera e propria disparità di trattamento.

In questo modo infatti vengono tagliati fuori anche quei giornali - di carta e soprattutto online - che producono notiziari locali 365 giorni all'anno e hanno una presenza capillare di cronisti sul territorio, pur avendo sede legale fuori dalla Sicilia. I finanziamenti a fondo perduto deliberati dalla Regione ammontano a 10 milioni di euro. Tanto è stato stanziato in finanziaria. Le somme, che verranno erogate dall'Irfis su richiesta delle aziende editoriali, saranno così suddivise: 40% quotidiani cartacei, 7% iniziative editoriali cartacee di diversa periodicità, 25% iniziative editoriali online, 25% emittenti radiotelevisive, 3% agenzie di stampa.

Per richiedere i contributi, oltre alla registrazione in tribunale della testata e un direttore responsabile iscritto all'Ordine dei giornalisti, basta avere un collaboratore attivo (dipendente o autonomo con rapporto di lavoro continuo) da almeno 12 mesi dalla data di presentazione dell'istanza e aver prodotto nel 2019 un notiziario con 180 edizioni giornaliere nel caso di un cartaceo o almeno 90 giorni per iniziative editoriali online, di emittenti radiotelevisive e di agenzie di stampa. Nell'iniziale delibera approvata dalla Giunta regionale non erano previsti particolari vincoli per le aziende. Dopo l'intervento dell'Ordine dei giornalisti, del gruppo siciliano dell'Unione cronisti e di Stampa Libera e Indipendente (corrente del sindacato dei giornalisti), con il decreto del presidente Musumeci, la Regione ha corretto il tiro, ancorando gli interventi in favore degli editori "al mantenimento dei livelli occupazionali del personale giornalistico per almeno 12 mesi dalla liquidazione del finanziamento, pena la revoca delle agevolazioni ricevute".

Fare impresa comporta degli oneri e mettere sullo stesso piano le aziende che tagliano posti di lavoro con quelle che investono sarebbe stato uno schiaffo alla categoria dei giornalisti. La Regione - dopo che l'onorevole Claudio Fava ha sollevato il caso per primo - c'ha messo una pezza. Ha però lasciato aperto un vulnus, ovvero quello sbarramento che - al netto delle agenzie di stampa - esclude le testate giornalistiche che hanno sede operativa ma non legale in Sicilia. Anche se danno lavoro a decine e decine di giornalisti siciliani e fanno informazione locale di qualità. Una macchia in un provvedimento legislativo che non sarà comunque la panacea di tutti i mali per il settore editoriale. Per farla breve: chi è al passo coi tempi resterà sul mercato, con o senza i soldi della Regione.

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