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E dopo i saldi, si tirano le somme: trend negativo per le vendite

Dall'esame della prima settimana è evidente un trend negativo. Il presidente provinciale di Confcommercio, ci spiega quali sono i fattori che hanno influenzato negativamente le vendite

Continuano gli sconti da quando sono cominciati ufficialmente. E, ancora, negli scaffali non manca la merce in saldo. Saranno 80.000 le famiglie che acquisteranno capi con i "ribassi", secondo quanto stimato da Confcommercio, in relazione all’intero periodo che - cominciato il 2 gennaio - terminerà il prossimo 15 marzo.

Un migliaio di negozi di abbigliamento, calzature e accessori nel cuore commerciale e direzionale della città saranno coinvolti e i commercianti catanesi hanno promesso un vasto assortimento, con prezzi bassi, per “smuovere” i consumi, visti i pessimi risultati dell’ultimo trimestre-il settore tessile e calzaturiero avevano registrato un calo del 30/35%-.

Dall’esame della prima settimana è però evidente un trend negativo. Riccardo Galimberti, presidente provinciale di Confcommercio, ci spiega quali sono i fattori che hanno influenzato negativamente e quali sono gli eventuali aspetti positivi che si sono verificati.

“Il trend è sicuramente negativo dal punto di vista delle affluenze e lo è di meno, proporzionalmente alle affluenze, rispetto agli incassi”, dichiara Galimberti. “Questo significa che lo scontrino medio è, rispetto a chi entra, abbastanza elevato e costante, anche se manca l’affluenza. La disponibilità finanziaria è molto bassa, a causa della regressa crisi, dell’Imu pagata, della tarsu incombente e delle nuove tassazioni appena prospettate al consumatore. In più hanno inciso gli aumenti nei contratti principali di somministrazione e la situazione politica ancora non definita. Di conseguenza non è priorità del cittadino medio andare ad acquistare un capo in saldo. Alcuni articoli tirano più degli altri e sono quelli legati a delle esigenze familiari precise, come la calzatura per il bambino o il jeans e il giubbotto per il giovanotto o la ragazza che vanno a scuola; articoli, pertanto, prioritari rispetto all’età media dell’acquirente”.

Ma la resistenza psicologica all’acquisto colpisce anche il cliente con il “portafogli pieno” che in questa fase preferisce non apparire, spendere di meno, e indirizzarsi su articoli più voluttuari come gli accessori.

Tra le note positive, viene rilevato il calo di richiesta dei prodotti griffati con maggiore attenzione alla qualità, vestibilità, prezzo. “La filiera dell’offerta commerciale è valida ed è data da quantità di stock,quantità di prodotto/qualità,sconto,e servizio che il negozio dà al cliente. Da questo punto di vista non c’è dubbio che, rispetto ad un’offerta massificata, il sistema negozi risponda con un’offerta di qualità.”

Un’altra causa della “batosta” all’acquisto sarebbe la conseguenza di una considerevole parte di domanda soddisfatta dalle offerte promozionali effettuate dalle grandi catene,nei mesi precedenti al periodo dei saldi. Ma il colmo è che neanche per “i centri commerciali” è tutto rose e fiori.
“Il tipo di offerta delle grandi catene è estremamente piatta e ripetitiva,ed essendo ripetuta “n” volte rispetto al bacio d’utenza su più centri, determina la totale dispersione del consumatore. Su questo fattore,ha inciso oltremodo gravemente la mancata offerta food, dovuta alla crisi Aligrup” continua il presidente provinciale di Confcommercio.

E a proposito degli scenari futuri, Galimberti ritiene che annullare la possibilità di individuare un periodo specifico per i saldi, come propongono alcune associazioni di consumatori, in realtà non è incentivante. Secondo gli studi Istat e Confcommercio nazionale tra le voci preferite dagli acquirenti, al primo posto rimangono i generi alimentari,seguiti dai beni e servizi per le comunicazioni; domanda stabile per i beni e servizi per la cura della persona: il settore dell’abbigliamento continua a rimanere il più penalizzato.

“Ci si augura che intervengano delle vendite da qui al 15 marzo che in qualche modo possano compensare questo deficit iniziale” conclude Galimberti.

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