St Microelectronics: voce ai lavoratori in cassa integrazione

Abbiamo sentito Michele Pistone, operaio dell'azienda e RSU della Fiom, per capire come stanno vivendo questa precaria situazione i 2100 lavoratori coinvolti nella cassa integrazione

La St Microelectronics di Catania ha annunciato l’ennesimo ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Una situazione che si ripete ormai da due anni e che allarma gli operai e gli impiegati di una delle più grosse aziende etnee.

Abbiamo sentito Michele Pistone, operaio dell’azienda e RSU della Fiom, per capire come stanno vivendo questa precaria situazione i veri “protagonisti”: i 2100 lavoratori coinvolti. 

La St ha motivato la cassa integrazione con il crollo dei mercati dei personal computer e dell' automotive, con il conseguente forte calo degli ordinativi, il sindacato Ugl Metalmeccanici ha invece accusato i manager aziendali di scelta sbagliate. Come stanno realmente le cose?

Il ricorso alla Cigo, in un contesto globale come quello vissuto in questo momento, può far pensare ad un evento inevitabile. Ma, proprio per la complessità del comparto in cui opera St e per i meccanismi che regolano le logiche produttive di aziende come quella italo francese, il ricorso al raffreddamento produttivo e alla cassa integrazione va visto come una scelta politica dell'azienda. Soprattutto se si valutano elementi importanti come l'esternalizzazione e la delocalizzazione di produzioni che, in passato, hanno lasciato il sito produttivo di Catania per approdare in altre realtà”.

Quali sono gli scenari futuri che si intravedono per l’azienda?

“Le prospettive sul futuro del sito catanese non sono rosee, malgrado le rassicurazioni che in maniera altalenante vengono date dall'azienda e da qualche interlocutore istituzionale che in ambito ministeriale non sempre si è distinto per la propria acutezza.Oggi appare evidente che la microelettronica  nel contesto catanese sembra ricoprire ruoli sempre più marginali, anche rispetto a siti occidentali. Sono evidenti i mancati investimenti e la mancata realizzazione di "infrastrutture" produttive aziendali che negano di fatto il rilancio del sito catanese su tecnologie di più alto valore aggiunto”.

Come stai vivendo questa situazione?

Noi lavoratori preferiamo non immaginare scenari catastrofici ma la priorità che viene posta agli aspetti economici rispetto a quelli sociali, lascia forti dubbi per un possibile ridimensionamento della microelettronica catanese, soprattutto, in ambito produttivo o all'interno del perimetro ST. La precarietà intesa come incertezza sul futuro è percepibile tra i lavoratori. Molti di essi, infatti, sono diffidenti. Non pensano che la realtà catanese, così come la conosciamo, possa portare alla pensione, soprattutto se si considera che l'età media dello stabilimento è di circa 38 anni e impedisce di pensare ad un turn over generazionale indolore e senza contraccolpi per il contesto sociale”.

La Cigo, annunciata dalla St nel trimestre ottobre-dicembre, riguarderà 2100 lavoratori ed in particolare le giornata di cassa integrazione ordinaria, somma dei tre turni giornalieri, dovrebbero essere 25 per il reparto M5 (8 pollici), 20 giorni per il reparto EPI (6 e 8 pollici), 15 per CT6 (6 pollici) e 8 giorni per Linea Pilota e EWS. Una scelta che ridurrà dell’80% la retribuzione lavorativa mensile e che inciderà in maniera profonda nel bilancio familiare delle famiglie etnee che sempre più spesso sono monoreddito.

 

 

 

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