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Superbonus 2023: come cambia con il governo Meloni

Si dovrebbe abbassare la percentuale del contributo statale. L'esecutivo al lavoro per una "manutenzione" del meccanismo degli sconti edilizi per i condomini, che dovrebbero rimanere disponibili anche per le abitazioni unifamiliari, per quest'ultime però con un limite di reddito calcolato in modo inedito

Superbonus, si cambia. Con la nuova versione della Nadef che sarà esaminata oggi in Consiglio dei ministri sarà certificata una dotazione, secondo indiscrezioni, di almeno 15 miliardi per le misure contro il caro-energia. Al Ministero dell'economia si lavora alla stesura del testo della Nota della nota di aggiornamento al Def. Sarà un esercizio di calcolata prudenza. La crescita prevista del 2023 dovrebbe essere fissata allo 0,6 per cento, l’ipotesi più cauta fra quelle possibili. Si sta lavorando anche a una "manutenzione" del meccanismo degli sconti edilizi. Che cosa significa, in concreto?

Superbonus, cosa cambierà nel 2023

La decisione del governo Meloni sarebbe quella di depotenziarlo, ma non del tutto: solo leggermente. Si abbassa la percentuale del contributo statale, anticipando un décalage già previsto per il futuro.

Dal 2023 il superbonus dovrebbe scendere dal 110% al 90% per i condomini, e riaprire le porte, con la stessa percentuale, alle abitazioni unifamiliari, con un limite però: quest'ultime devono essere utilizzate come prima casa da proprietari che rientrino in una soglia di reddito, calcolata in base al quoziente familiare, che andrà stabilita nelle prossime settimane. I redditi oltre una certa soglia non ne avranno più diritto. Il debutto del quoziente nel sistema fiscale per misurare il reddito della famiglia sarebbe l'altra novità di rilievo: un primo passo per superare l'Isee (che l'Italia è l'unico paese al mondo a usare) destinato a finire in soffitta. Il quoziente familiare si calcola basandosi sul reddito familiare diviso per il numero di componenti, corretti per una scala di equivalenza. In questo modo, secondo coloro che spingono per la sua adozione, ci si avvicinerebbe a una maggiore equità rispetto all'Isee. Si introduce di fatto un criterio di reddito abbinato alla numerosità della famiglia. L'esame parlamentare potrà ovviamente cambiare questa aliquota.

Sul superbonus, che sarebbe dunque meno ricco rispetto alle prime ipotesi che lo davano ribassato ma solo fino al 100%, si basa un capitolo chiave della legge di bilancio nella proposta governativa al parlamento. Va ribadito che siamo ancora nel campo delle ipotesi, perché solo poche ore fa Matteo Salvini diceva a Dritto e Rovescio su Rete4: "Il superbonus del 110% nel 2023 si può confermare ma alle famiglie che guadagnano di meno. Chi guadagna di più, i lavori della facciata del palazzo se li può pagare".

L'attuale assetto normativo prevede lo stop all'incentivo già nel 2023per le villette unifamiliari e gli immobili autonomi e la progressiva riduzione dell'incentivo anche per i condomìni. In questo caso la detrazione resterà del 110% nel 2023, per poi scendere al 70% nel 2024 e al 65% per il 2025. Il nuovo governo potrebbe anche decidere di rendere fruibile il superbonus solo per le prime case o in alternativa stabilire che per le seconde l'agevolazione sarà inferiore.

Il deficit annuale nella nota di aggiornamento dei conti pubblici salirà  al 4,5, poco oltre il livello calcolato dal governo Draghi, che ha lasciato in dote all'esecutivo Meloni per la legge di bilancio ventuno miliardi di euro. Il problema è che per far fronte alla frenata generale dell'economia attesa nel 2023 di miliardi ne serviranno almeno trenta. Dunque, per evitare aumenti delle tasse, appaiono inevitabili i tagli ai generosissimi sconti edilizi e pure al reddito di cittadinanza. Le priorità della Finanziaria saranno le misure contro il caro energia.

Cos'è il superbonus

Il Superbonus è l’agevolazione fiscale disciplinata dall’articolo 119 del decreto legge n. 34/2020 (decreto Rilancio), che consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute a partire dal 1 luglio 2020 per la realizzazione di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. Tra gli interventi agevolati rientra anche l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. L’agevolazione si affianca alle detrazioni, già in vigore da molti anni, spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus) e per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (sismabonus), attualmente disciplinate, rispettivamente, dagli articoli 14 e 16 del decreto legge n. 63/2013. La legge di bilancio 2022 aveva prorogato l’agevolazione, prevedendo scadenze diverse in funzione dei soggetti che sostengono le spese ammesse.

Secondo uno studio di Fondazione Inarcassa e Ref ricerche, degli intervistati che hanno usufruito di incentivi e bonus edilizi, emerge che oltre il 50% ha effettuato lavori prevalentemente nelle regioni del Nord. L'altra metà, invece, nel Centro e nel Sud, più o meno in parti uguali. "Il superbonus 110% è un provvedimento mosso da buone intenzioni a pessimo nella sua struttura - ha detto di recente il presidente di Confcooperative Habitat, Alessandro Maggioni -. Incentivare processi virtuosi non è regalare denaro pubblico. Regalando denaro non si agevolano solo truffe ma si favorisce una folle e incontrollata spirale speculativa su prezzi e servizi connessi al bonus: se paga lo Stato, vale tutto". 

Fonte: Today.it

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