SAS, l’ennesimo spreco di denaro pubblico

Domenico Messina: “È un altro carrozzone della Regione dai costi esorbitanti, che non rispetta i parametri della Consip. È necessario tornare alle logiche di mercato”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

La società consortile SAS, l’acronimo sta per Servizi Ausiliari Sicilia, è appena entrata in funzione ed affiorano già le prime anomalie. Nata lo scorso anno dalla fusione delle partecipate regionali Beni Culturali, Biosphera e Multiservizi, con lo scopo di gestire tre rami di azienda (servizi strumentali alla Regione, sanità e territorio), alla fine del 2012 riceve in affidamento diretto dalla Regione i servizi di manutenzione e pulizia di alcune aziende ospedaliere. L’affidamento, concesso in regime di house providing,  dovrebbe garantire efficienza e al contempo contenimento dei costi. In altre parole un rapporto qualità-prezzo che risulti vantaggioso per la pubblica amministrazione e per il suo fornitore.

“Invece i conti non tornano – afferma Domenico Messina de’ “Il Tavolo” per le Imprese di Catania – perché dobbiamo fare riferimento ai criteri di razionalizzazione della spesa pubblica stabiliti dalla Consip  la quale prevede un preciso costo per i metri quadri oggetto del servizio, che vengono comunicati dall’azienda committente. Nel caso, ad esempio, del Policlinico Giaccone di Palermo la spesa non dovrebbe superare i 694 mila euro all’anno. La Sas, invece, riceverà dalla Regione più di 4 milioni di euro all’anno. Di conseguenza, i cittadini dovranno coprire di tasca propria i 3 milioni e trecentomila circa di disavanzo”.

Nella convenzione, alla voce gestione economica, si sottolinea per l’azienda ospedaliera una “economia presunta” rispetto al passato, pari a 487 mila euro. Strano a dirsi se si considera che nella somma indicata, di per sé rilevante, non sono inclusi nemmeno i prodotti di consumo per la pulizia, che vengono addebitati alla stessa azienda ospedaliera e non alla Sas.

“In base ai documenti in nostro possesso – continua Messina – si vede chiaramente che l’adozione di una tariffa diversa rispetto a quella fissata dalla Consip porta ad un costo del servizio pari a 333 mila euro al mese. Il caso del Policlinico Giaccone di Palermo è emblematico.  È denaro dei contribuenti buttato in un buco nero”.  

Come se non bastasse, le imprese private che si occupano di pulizia e sanificazione negli ospedali, negli ambulatori dell'Asp e in diversi uffici regionali, vivono un momento critico. Il Tavolo si fa promotore di una proposta per porre un freno a questa situazione: tornare subito alle logiche di mercato.   

“L’affidamento dei servizi - conclude Messina -  deve essere rivisto. È opportuno fare ricorso al libero mercato attraverso un bando pubblico di gara, solo così si può recuperare credibilità ed efficienza e praticare un contenimento dei costi. Contribuendo, inoltre, a snellire la macchina regionale con un effettivo riordino delle società partecipate”.

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