Università e lavoro: giovani laureati catanesi si raccontano

Dopo il XIV rapporto del consorzio universitario Almalaurea che registra un divario tra Nord e Sud sul rapporto Università e lavoro, abbiamo chiesto ai giovani catanesi cosa ne pensano

Giovani, futuro, occupazione. Tre termini chiave che aprono dibattiti e confronti dall’esito non sempre positivo. L’esperienza lavorativa e il divario, europeo e non, nelle statistiche sulla disoccupazione. Ci si continua a chiedere quale possa essere la validità di un titolo come la laurea, soprattutto in relazione alla situazione socio-economica degli ultimi anni.  E torna sul tema il Consorzio interuniversitario Almalaurea con il suo XIV rapporto a chiarire come, e se, sono cambiate le cose. L’indagine è stata condotta su un campione di 400mila giovani intervistati. Quello che emerge, innanzitutto, è il divario occupazionale tra Nord e Sud: a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è dell’ 85 % al nord, contro il 73% del Sud. Inoltre, il 59% degli studenti meridionali continua dopo la triennale, contro il 53% del Nord. E ancora il 60% dei neolaureati siciliani è precario rispetto al valore 64% della media nazionale. E a proposito di studenti siciliani, 3.934 sono stati i laureati triennali e 1.676 quelli specialistici biennali usciti nel 2010, intervistati nel 2011,che hanno costituito il campione d’indagine: il 55% risulta occupato a 12 mesi dalla conclusione degli studi, e un laureato su due di Catania, sempre dopo un anno, ottiene un impiego stabile.

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La parola a 4 universitari catanesi che rappresentano diverse categorie di “laureato” per sapere qual è stata la loro esperienza nell’ateneo catanese e come si sta rivelando, pertanto, l’inserimento nel tanto “nebuloso” mondo/mercato del lavoro.

Clelia Scarpo, 23 anni. “Mi sono da poco laureata in Economia e commercio, ma sto continuando con la specialistica in Direzione Aziendale ,anche se sono già alla ricerca di un lavoro. Mi sono trovata bene in questa facoltà che mi ha fornito le giuste conoscenze per un mio futuro lavorativo, anche se non nego che qualche difficoltà l'ho trovata, soprattutto nell’organizzazione degli esami (il tempo tra l’uno e l’altro era troppo poco). Spero solo che il mio studio verrà ripagato dal punto di vista lavorativo, anche se la situazione di noi giovani in Italia e in Sicilia, non è delle migliori. Qualche giorno fa ho fatto un colloquio con una società che si occupa di marketing per le aziende siciliane. Martedì inizio la formazione, non so bene di cosa si tratta,ma in questo modo valuteranno le mie capacità. Sono iscritta in un gruppo, Associazione giovani Cisl, dal quale ricevo tutte le offerte di lavoro di Catania e provincia, e così ho mandato il mio c.v. So ancora molto poco, circa la forma di contratto anche se mi hanno accennato che si partirebbe da un fisso di 1.200 euro. Ho deciso di non abbandonare gli studi, perché vorrei esercitare la professione di commercialista, ragione per la quale, il titolo di laurea specialistica diventa essenziale”.

Gaetano Montalti, 30 anni. “Mi sono laureato in Ingegneria Elettronica e specializzato in Automazione a 29 anni. La mia esperienza all’Università di Catania è stata negativa, forse perché a cavallo della riforma universitaria. I professori non erano ancora abituati alla mentalità della triennale. Ho perso tempo perché i mezzi a disposizione dell’Università dimostravano difficoltà organizzative. La specialistica, invece, l’ho trovata più interessante, ma quello che ho potuto notare è che si continua a fare troppa teoria e poca pratica. Subito dopo la laurea,sotto indicazione di un professore, sono andato a Milano ad una fiera che era indirizzata alle imprese: ho consegnato il mio CV e dopo 15 giorni la ST di Agrate in Brianza mi ha richiamato e proposto uno stage di 6 mesi con rimborso spese. E’ stata l’unica azienda che mi sta dando la possibilità, anche se dopo non mi è stato accennato nulla circa un rinnovamento del contratto, d’altronde i lavoratori fissi sono pochi, tutto il resto è composto da dottorandi, tesisti, post lauream,che vanno e vengono. Nel frattempo sto inviando il mio Cv e facendo colloqui con altre aziende. Uno stage del genere in Sicilia è una utopia e ancor di più lo è parlare di contratti. A malincuore consiglio ai colleghi di spostarsi e studiare fuori: in città come Torino, Bergamo l’accesso nel mondo del lavoro è facilitato anche dal fatto che sui siti delle università ci sono gli elenchi delle aziende che operano nel settore!”

Fabrizio Cultrera, 27 anni. “Mi sono laureato in Scienze Geologiche e specializzato, lo scorso luglio, in Geologia applicata alla gestione del territorio e delle sue risorse. L’esperienza all’Unict è stata buona, non mi posso lamentare, anche se in un primo momento non avevamo avuto una sede fissa. La mia generazione di studenti ha goduto di maggiori vantaggi, visto che c’era più disponibilità economica: molte, infatti, sono state le escursioni e le attività che abbiamo svolto. Oggi le cose sono diverse: gli studenti devono spesso organizzarsi autonomamente e contare su spese proprie. Se dovessi fare un confronto con colleghi di atenei del Nord, non sono molte le differenze, anche perché i settori specifici sono diversi. Fino a questo momento mi sono mosso inviando i miei curricula e, anche sul territorio, sfruttando la rete di  conoscenze, dell’ambito universitario e non, che ho costruito in questi anni. Ho sostenuto un concorso per fare il servizio civile alla sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, essendo arrivato 6^ su 10 posti disponibili. Il periodo del servizio sarebbe di un anno e poi vorrei muovermi all’interno di questo ente di ricerca di mia pertinenza. Avevo mandato i miei curricula, ma c’è comunque difficoltà a trovare un lavoro qui: non mi ha risposto mai nessuno. E’ vero che il mercato è saturo, ma quello che fa la differenza oggi è saper essere flessibili e versatili nel mondo del lavoro:non bisogna mai pretendere solo quel genere di lavoro corrispondente al titolo di studio”.


Francesca R. 29 anni. “Mi sono Laureata in Lingue e Letterature Straniere. A livello linguistico, di mio pertinente interesse, mi sono trovata male in questa università,e per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro, peggio ancora. Le lezioni di letteratura inglese e francese, ad esempio, si tenevano in italiano. C’è molta poca disponibilità da parte dei docenti, anche se i lettori e gli assistenti sono quelli che, a mio parere, creano più disagio.  Non parliamo poi dell’organizzazione della didattica: materie che partivano nei semestri successivi, date di esami annullate, professori che non si presentavano alle date d’appello. Per quanto mi riguarda, dopo la laurea e la specialistica, ho dovuto fare dei corsi di lingua privati,dato che non mi sentivo competente. Il mondo del lavoro è anche questo blindato: con la mia laurea potrei o insegnare o lavorare nelle aziende. Nell’ambito del primo settore, è tutto bloccato, in vista dei provvedimenti presi per la riforma Gelmini,non c’è più la SSIS come corso di abilitazione,ma forse dovrebbe uscire il TFA. Ho mandato anche dei curricula alle aziende per curare i contatti con l’Estero,ma nessuno mi ha mai risposto. Anche l’aeroporto sarebbe un ottimo posto di lavoro, ma anche lì, diciamo che è tutto bloccato,o comunque i canali tramite i quali accedere sono altri”.

        
 

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