Università, a Catania il livello di qualità non corrisponde al costo

Nell'Ateneo etneo l'ammontare massimo di tasse accademiche è di 1.699,22 euro annuali. In Sicilia l'università più conveniente è quella di Messina. Abbiamo chiesto il perché al vice direttore del dipartimento di economia e impresa di Catania

Numeri in vista: in primavera è tempo di classifiche. Secondo la European Universities Ranking, il dipartimento di economia di Catania non vince il confronto con quello di Messina, giudicato il migliore della Sicilia.

Il parametro scelto per valutare è il “tasso di convenienza”, che misura il livello di qualità rispetto al costo. Messina è la migliore, e su base nazionale, è all’11° posto, soprattutto per le tasse contenute. 

Palermo e Catania sono poco al di sotto di metà della classifica nazionale. Stando invece ai dati QS 2012, tra i 42 dipartimenti di economia in Italia, solo 17 risultano in classifica: tra quelle siciliane, si piazza al 601° posto solo Catania, con un UE ranking di 104 su 144. 

Sul versante tasse, l’ammontare massimo di quelle accademiche è di 1.699,22 euro annuali.  Secondo il professore Ingrassia, vice direttore del dipartimento di economia e impresa di Catania, ridurre la formazione di tutti i livelli, dalla scuola primaria all’università, ad un solo problema di costi è fuorviante. 

“Con riferimento alla notizia in oggetto, si potrebbero fare varie considerazioni. Non ha semplicemente senso confrontare le università in base unicamente all’ammontare del costo per le  tasse. Il livello di qualità di un’università si valuta   per elementi come  qualità della ricerca e della didattica, internazionalizzazione, innovazione, capacità di preparare al mondo del lavoro” continua il professore Ingrassia.

 “E’ questo che chiede innanzitutto chi si iscrive all’università,poiché è chiaro che l’investimento principale oggi è in capitale umano. Ridurre la questione ad un problema di costi denota un’ottica gretta  e miope. In parte la gravità della crisi che il nostro paese sta attraversando è frutto proprio di questa mentalità. Inoltre, mentre altri Paesi europei, pur in periodo di crisi, continuano ad investire in ricerca e sviluppo, il nostro paese li diminuisce. Pagheremo a caro prezzo queste scelte” conclude il vice direttore di dipartimento. 

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