A colloquio con Sarah Lanza, coreografa di “Aida”

A coreografare le parti ballabili di questo nuovo atteso allestimento di “Aida”, firmato dal regista e scenografo Enrico Castiglione, è stata chiamata la coreografa e danzatrice Sarah Lanza, che vanta un curriculum di tutto rispetto con numerose collaborazioni proprio nel mondo della lirica

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

“Aida”, il capolavoro verdiano che andrà in scena dal 12 luglio al Teatro Greco di Siracusa, non è solo canto e musica, arti visive, scenografia, ma anche danza. Sì, perché Giuseppe Verdi ha immaginato per la drammatica vicenda di Radames ed Aida un “grand opéra” con ballabili significativi, che intervengono in vari momenti, sia nel primo che nel quarto atto, ma anche e soprattutto nell’atto del “trionfo”, il secondo.

A coreografare le parti ballabili di questo nuovo atteso allestimento di “Aida”, firmato dal regista e scenografo Enrico Castiglione, è stata chiamata la coreografa e danzatrice Sarah Lanza, che vanta un curriculum di tutto rispetto con numerose collaborazioni proprio nel mondo della lirica.

         Sarah Lanza ha iniziato a danzare all’'età di 6 anni ed è molto conosciuta in Sicilia grazie alla collaborazione iniziata nel 2002 con il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, per il quale ha collaborato ne “La vedova allegra” (2002), “La Traviata” (2003 e 2009), “Carmen” (2004 e 2009), “Rigoletto” (2005 e 2013), “Un ballo in maschera” (2005 e 2008), “Ernani” (2007), “Madama Butterfly” (2010), “Don Giovanni” (2010). Ha danzato inoltre in diverse produzioni nei teatri greci di Taormina e di Tindari (“Medea” nel 2003 con Pamela Villoresi; “Carmen” nel 2004, “Rigoletto” nel 2013, “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci” sempre nel 2013”, nonché al Palacongressi di Taormina, al Teatro Politeama di Palermo (“L’Histoire du soldat” nel 2006) e nei Teatri “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, Alfonso Rendano di Cosenza e Politeama di Catanzaro (“Un ballo in maschera” nel 2005). L’abbiamo incontrata durante una pausa delle prove di “Aida”.

– “Aida” è una delle grandi opere dove è molto presente la danza: quale è la sua idea per la creazione delle coreografie?

«Quando mi è stata commissionata la coreografia di “Aida” sapevo di dover affrontare un lavoro coreografico molto intenso ed articolato, ma ho avuto le idee molto chiare sin dall’inizio, orientandomi su uno stile prevalentemente classico contaminato di moderno solo in alcuni momenti, ovvero laddove la musica mi consentiva di farlo; per questo motivo la selezione del corpo di ballo è stata molto impegnativa e ad oggi mi ritengo più che soddisfatta».

– Quali sono le differenze tra la creazione di un balletto autonomo e l’ideazione di coreografie per un'opera lirica?

«Coreografare un’opera lirica implica l’interazione con i protagonisti, col coro, con le comparse, e dunque con uno spazio scenico condiviso sul quale bisogna mantenere un equilibrio in armonia con l’idea registica e scenografica. Poi è molto diverso lavorare con la musica suonata dal vivo, con un ritmo che varia e dipende dal direttore d’orchestra, quindi la danza applicata alla lirica è una sfida nella sfida molto emozionante».

– La sua collaborazione con il maestro Enrico Castiglione è nata la scorsa estate, a Taormina, per la messa in scena di “Rigoletto”: come si lavora con un regista così attento al particolare e alla recitazione ?

«Mi sono trovata molto bene a collaborare col maestro Castiglione, perché anche io sono decisamente meticolosa e attenta al dettaglio e questo è il punto forte di questa collaborazione. Il maestro è un regista molto meticoloso e soprattutto molto esigente, che non lascia spazio all’improvvisazione ma ha sempre le idee molto chiare e precise, sia nel gestire grandi spazi sia nei momenti più raccolti. Questo aiuta molto a impostare il movimento sulla scena in opere dove la danza è certamente al servizio della storia, ma  con lui l’azione è continua, non si smette mai, e un ballerino assume nella sua visione un aspetto attoriale molto forte e spiccato».

– Quest'anno la vedremo impegnata anche nella creazione di nuove coreografie per “Pagliacci” e per la ripresa di “Cavalleria Rusticana”. In “Cavalleria” il maestro Castiglione ha voluto sottolineare la morte di Turiddu nell'intermezzo danzato, mentre in “Pagliacci” la danza ha grande spazio nell’esprimere la giocosità del mondo circense: come sta impostando le sue coreografie?
 
«Per “Cavalleria rusticana” riprendiamo la messa in scena dell’anno scorso, che ha avuto grande successo, assolutamente suggestiva nella sua essenzialità, con la massa delle  ballerine in nero che avanzavano in maniera lenta e cadenzata simboleggiando perfettamente l’idea della morte che avrebbe avvolto Turiddu. Un’idea che è stata salutata da grandi applausi a scena aperta. In “Pagliacci” avrò anche un corpo di ballo numeroso e di notevole qualità e sto immaginando una coreografia molta più dinamica che permetterà agli interpreti di rappresentare al meglio il mondo circense nel suo connubio di gioco e acrobazie».
 
– La sua attività è molto particolare: lei danza e coreografa. Dove si uniscono o si allontanano i due mondi apparentemente diversi?
 
«Creare ed eseguire sono sicuramente due prospettive diverse. Con enorme rammarico in “Aida” ho scelto di non danzare, di limitarmi al lavoro di coreografa per avere una visione complessiva e quindi più precisa dei pezzi montati, per riuscire ad essere l’occhio esterno, il punto di riferimento per il mio corpo di ballo. In “Pagliacci” invece mi divertirò sul palco con i miei colleghi».
 
– Come vede il mondo dell'opera?
 
«L’opera è un mondo affascinante e complesso, perché permette di mettere insieme arti come la danza, la musica, il canto, la scenografia, e non va dimenticato il grande ingranaggio del dietro le quinte, e quindi il lavoro dei truccatori, dei parrucchieri, della costumista, dei sarti, dei maestri accompagnatori e di palco…insomma, un mondo che non stanca mai; per questo necessita di professionisti in ogni settore ed è uno dei motivi per cui ha sempre meno spazio e... meno fondi... Enrico Castiglione in questo è davvero maestro, poiché continua con caparbietà a portare in scena questa forma d’arte in modo davvero egregio... e direi con grande successo».
 
 
– E quale futuro per la danza?
 
“La danza ha un potenziale eccitante, sempre al passo coi tempi, con la contemporaneità. Nascono sempre nuovi stili, nuove contaminazioni... In Italia, tuttavia, è difficile riuscire a rendere questa professione una realizzazione piena per carenza di progetti e di fondi. Ma non disperiamo. Il Festival Euro Mediterraneo in Sicilia è un’isola felice”.
 
 
– I suoi prossimi impegni?
 
“Oltre alle opere ‘Aida’, ‘Cavalleria Rusticana’ e ‘Pagliacci’ sono impegnata nelle produzioni della compagnia ‘Vibrazioni Dance Company’ di cui curo la direzione artistica e le coreografie insieme a Laura Licciardello. La compagnia ha debuttato da poco a Messina con un grande successo e quindi, ovviamente, stiamo cavalcando l’onda, organizzando una piccola tournée nazionale... e inoltre abbiamo in allestimento un nuovo spettacolo che andrà in scena ad Aprile 2015”.

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