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AltreScene, l'Immacolata Concezione dei Vuccirìa Teatro

Andato in scena sabato 13 e domenica 14 gennaio all'interno della rassegna "AltreScene" sul palco di Zo

“E mi ficiru santa perchè li ho guardati negli occhi per la prima volta. Perché gli ho detto che cu’ mia putevano piangere e ridere e di nuovo piangere e arristari omini. U me nomi e’ amuri. Iu sugnu Immacolata. Immacolata Concezione” .

Nella Sicilia degli anni Quaranta portata in scena dalla compagnia catanese "Vuccirìa Teatro" con lo spettacolo teatrale "Immacolata Concezione", andato in scena sabato 13 e domenica 14 gennaio da Zo, per la rassegna Altrescene, una giovane donna viene venduta dal padre, in cambio di una capra gravida, e spedita direttamente in un bordello del paese. Come manichini, gli uomini fanno la fila per incontrare la nuova 'signorina' affidata a Donn' Anna, la maitresse del casino, ed in breve tempo Concetta diventa la più desiderata e richiesta tra tutte le 'donne in vendita' presenti.

Un baldacchino con drappi dorati, simile ad un carillon e a una giostra, domina il centro della scena, divenendo in breve tempo, da fulcro del piacere regno della consolazione per l'intero genere maschile del posto. Concetta infatti, molto ben interpretata da Federica Carruba Toscano, prostituta vergine, è l'emblema di un'ingenuità senza tempo. Una giovane donna cresciuta nella natura che non conosce né cattiveria nè malizia. Per questa ragione dona amore nella unica forma che conosce: la comprensione e la cura dell'altro.

Asciuga le lacrime del signorotto del paese, abbraccia il parroco, accoglie sul suo petto la testa di tutti quegli uomini che ricercano uno spazio, nascosto, nel quale mostrarsi fragili, senza avere paura né vergognarsi.

"Mi fecero santa perché li guardai per la prima volta e gli dissi che con me potevano piangere e ridere. [..] Con gli occhi noi facciamo tutto e io così gli insegno il mio amore". 

La purezza di Concetta però la trarrà in inganno quando Turi, interpretato da Alessandro Lui, l'unico capace di conquistare il cuore della giovane prostituta, abuserà di lei, mettendola incinta. Si "completa" così il sacrificio estremo di Concetta, che da 'capra pì fari figghi' diventa 'capra da scannari'. Come Colapesce, storia che la prostituta ama ascoltare raccontata proprio da Turi, la protagonista sostiene e accoglie il peso di un'umanità fatta da uomini che sono costretti a fare la guerra e a negare, ad ogni costo, ogni forma di sensibilità.

Dopo una prima parte di spettacolo fluida e ricca di quadri piacevoli e intensi, grazie anche alle interpretazioni di Enrico Sortino, Joele Anastasi e Ivan Picciallo, la messinscena di Vuccirìa Teatro diventa farraginosa e ripetitiva e a stentare è tanto il testo quanto la direzione registica, scivolando talvolta in un eccessivo patetismo, poco utile all' 'economia' dello spettacolo. Sarebbe bastato meno per fare arrivare agli spettatori lo splendido messaggio veicolato dal lavoro teatrale della giovane e promettente compagnia, che mira a portare sulla scena un'idea di amore senza confini nè barriere, immerso in una tenerezza trasparente e, immune da ogni forma pretesa.

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