La Traviata sul palco del Bellini, Pontiggia smaschera l'ipocrisia borghese

Dal 16 al 23 marzo il capolavoro di Giuseppe Verdi ritorna a calcare il palcoscenico del Teatro Massimo etneo

Foto di Giacomo Orlando

Portare in scena un' opera come La Traviata di Giuseppe Verdi oggi è sempre un rischio. Il capolavoro verdiano corre il pericolo di arrivare sul palcoscenico 'ricoperto di polvere', o nella direzione opposta, può scivolare e perdersi in una ricerca d'innovazione, capace di trasformare del tutto i canoni tradizionali, dissolvendone il fascino senza tempo. Non è quello che è successo con La Traviata diretta Mario Pontiggia ospitata dal teatro Massimo Bellini di Catania, dal 16 al 23 marzo. 

Teatro sold out e palchi gremiti non soltanto per la prima, ma anche per la replica del 17 marzo che, all'apertura del sipario, ha mostrato sul centro della scena la protagonista, Violetta Valéry, interpretata da un'intesa e talentuosa Claudia Pavone, che sin dalle prime battute si è guadagnata il titolo di miglior voce e presenza scenica di tutto lo spettacolo, applauditissima durante tutti e tre gli atti. Non è possibile affermare lo stesso per quanto riguarda la performance di Giuseppe Talamo, che ha vestito in maniera del tutto "opaca" e poco incisiva, i panni di Alfredo Germont. Impeccabile Francesco Verna, perfetto vocalmente nel ruolo del padre Giorgio Germont e dotato di grande classe scenica. Suggestivi e divertenti i momenti corali in grado di trascinare lo spettatore in una clima di festa dal sapore retrò. 

traviata 2-2-2

Lode alla direzione di Jordi Bernàcer che ha guidato l' orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania in un'atmosfera liberty di grande raffinatezza formale, resa tale grazie all'allestimento della Fondazione Teatro Massimo di Palermo e alle scene curate nei particolari da Antonella Conte e  Francesco Zito, che si è occupato anche degli splendidi e suntuosi costumi, perfettamente in linea con la moda della Belle époque.

Con una regia lineare, ma precisa, Il regista Mario Pontiggia ha scelto di far emergere prepotentemente l'ipocrisia borghese, in cui Violetta è il simbolo più tragico del sacrificio di una società nella quale apparire è più importante che essere.

Scroscianti applausi al termine delle tre ore di spettacolo, durante il quale purtroppo, non sono mancati i flash e gli squilli dei cellulari in sala. Standing ovation per la Violetta di Claudia Barone che è subentrata con grazia e talento alla prima attrice Daniela Schillaci.

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