Teatro Brancati, “Barberia. Barba, capiddi e mandulinu”

Sabato 7 e domenica 8 febbraio al Teatro Brancati in replica straordinaria“Barberia. Barba, capiddi e mandulinu”.

L'opera, in cartellone l'anno scorso, ha ricevuto un grandissimo riscontro sia da parte della critica che del pubblico, tanto da richiedere diverse repliche aggiuntive per permettere di far fronte alle numerose richieste.

“Barberia” è ambientato in un salone da barba siciliano d’altri tempi, abitato da personaggi obsoleti, depositari di una cultura antica, narratori eccezionali, anziani cantastorie, suonatori per diletto di mandolini e fisarmoniche. Una piccola orchestra - l’orchestra “da barba” siciliana
interpretata dalla Compagnia Popolare Favarese - interagisce con lui suonando, talvolta dialogando, cantando, accompagnando il suo racconto a metà tra Andrea Camilleri e Buena vista social club attraverso brani tipici della tradizione siciliana delle barberie, ma anche di un’intera epoca che ha visto il barbiere, ancora ragazzo, emigrare a New York e poi, per motivi oscuri, scappare in Sicilia, sua terra d’origine, dove ha continuato a vivere.

A volte basta una voce, uno sguardo per riavvolgere il nastro registrato di una vita, per avere la sensazione di gustare antichi sapori, di annusare dimenticati odori. Quando poi quegli odori profumano di brillantina e quei sapori ti riempiono la bocca di pinoli, uva passa e sarde, allora ti puoi trovare solo in un luogo: una barberia siciliana. In un angolo, quasi dimenticati, un tamburello, un mandolino e una fisarmonica sono in attesa dei loro padroni. Braccianti, falegnami, pastori, gente semplice che non ha studiato, ma che, per uno strano, oscuro destino, conosce la musica. Melodie istintive, ritmi quasi tribali, che sembrano nascere dalla lava dell’Etna e scendere giù a valle fino a tuffarsi nell’acqua limpida e salata, all’ombra magari di un tempio greco. Note che raccontano le passioni di un popolo destinato, nel bene e nel male, fin dalla nascita alla grandezza. Una terra che non conosce il grigio, ma tanto meno il bianco o il nero. Sono note che raccontano il sole, le arance rosse, le mandorle fragranti, la ricotta profumata con i fiori di zagare, gli scomposti e superbi balzi dei tonni nella trappola delle tonnare, le strade lontane di Nuova York percorse da picciotti malinconici, il sangue di fratelli dedicati al malaffare, il pianto delle donne avvolte nelle loro mantelle nero pece.

Un barbiere che si rispetti (e un barbiere siciliano che regala minuscoli calendari profumati di brillantina merita tutto il nostro rispetto) è il custode di mille segreti e la spia per eccellenza. Se volete sapere le ultime novità, se volete ascoltare l’ultima melodia solo da lui dovete andare: 'U varveri!

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