Il decalogo 'Regola compiti': cosa farà il Miur?

Il Miur non ha ancora preso in considerazione la proposta del dirigente scolastico Maurizio Parodi, che con una lettera inviata lo scorso novembre ha inviato il cosidetto Decalogo 'Regola compiti'

Lo scorso novembre ha suscitato molte discussioni l'invio al Ministero della Pubblica Istruzione, da parte di un dirigente scolastico, Maurizio Parodi, del cosidetto Decalogo 'Regola compiti'. Ecco di seguito le semplici 10 regole fissate da questo decalogo.

- I docenti che assegnano compiti a casa devono impegnarsi a correggerli tutti e a tutti.

- I docenti che decidano di assegnare compiti devono preparare gli studenti affinché siano in grado di svolgerli per proprio conto (devono verificarlo e garantirlo ai genitori).

- Ai compiti svolti a casa non deve essere assegnato nessun voto.

- I compiti non fatti non possono essere “recuperati” sacrificando la ricreazione, che per nessun motivo deve essere ridotta o annullata.

- I compiti non svolti durante i periodi di assenza non devono essere recuperati.

-  La giustificazione del genitore per il mancato svolgimento dei compiti deve essere acquisita evitando di infliggere punizioni o paternali.

- Nelle classi a 40 ore non vanno assegnati compiti: le attività didattiche devono esaurirsi nelle 8 ore.

- I docenti che decidono di assegnare compiti pomeridiani devono preventivamente verificare che non venga richiesto ad alcun studente un impegno giornaliero che superi:
– 10 minuti nelle classi prime della scuola primaria
– 20 minuti nelle classi seconda e terza
– 30 minuti nelle classi quarta e quinta
– 40 minuti nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado
– 50 minuti nelle classi seconde
– 60 minuti nelle classi terze.

- Non possono essere assegnati compiti nel fine settimana e durante i periodi di vacanza o sospensione delle lezioni. Agli studenti deve essere permesso di ricrearsi, e alle famiglie di ritrovarsi senza l’assillo stressante dei compiti.

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- Non possono essere assegnati “compiti per le vacanze” per evitare che i docenti trascorrano il resto dell’anno scolastico a correggere gli esercizi previsti dai “Libri per le vacanze”.

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