Marca Elefante non paga pizzo

Per opporsi alle mafie nel Sud Italia ci vuole coraggio. Ancor più senza armi. Come i giovani di Addiopizzo Catania. Questo è il romanzo della loro esperienza

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Quello del "pizzo" è un fenomeno che unifica commercianti, artigiani e professionisti di molti regioni italiane, soprattutto del sud. Oggi però la Sicilia ha finalmente iniziato ad alzare la testa e a proporsi come terra di antimafia, grazie al rafforzamento di movimenti di lotta al racket, che promuovono diverse iniziative, anche di consumo critico.

Tra queste spicca l'Associazione Addiopizzo di Catania, di cui Edizioni Eventualmente (www.edizionieventualmente.info), casa editrice siciliana attenta in particolar modo alle tematiche del sud Italia, ha dato alle stampe il libro Marca Elefante non paga pizzo (€ 9,00, 184 pag.). Marca Liotru è un modo di definirsi dei catanesi, qui tradotto con "Marca Elefante", con riferimento all'elefantino in pietra lavica simbolo di Catania chiamato appunto Liotru, storpiatura di Eliodoro.

Scritto con l'ausilio di Tommaso Maria Patti, questo libro racconta la storia romanzata di alcuni ragazzi romani di origine catanese che conoscono dei giovani fondatori dell'Associazione Addiopizzo Catania, impegnati in un'importante azione di volontariato volta a contrastare il pizzo e quindi ad aiutare gli esercenti e gli imprenditori a ribellarsi e affrancarsene una volta per tutte.

Consapevoli che l'indifferenza di molti favorisce la prepotenza di pochi, il loro scopo è proprio quello di risvegliare le coscienze della gente, nella speranza di riscattare un'intera terra, la Sicilia, dalla criminalità organizzata, affinché tutti possano finalmente vivere con dignità.

I ragazzi romani si lasciano coinvolgere dal giovane gruppo catanese iniziando così una sorta di emigrazione di ritorno nella loro regione natale per battersi contro il suo cancro. Di fatto la loro è un'azione culturale capillare nelle scuole e nelle università, prima che un intervento operativo sul campo, che pure è presente.

Questi ragazzi vengono descritti con i loro problemi personali, gli amori, le difficoltà lavorative ed esistenziali tipiche del XXI secolo, ma finiscono per rappresentare la fiducia in un futuro migliore per Catania, «città dinamica, soprattutto dal punto di vista commerciale e industriale, ma terribilmente statica da quello sociale, oltre che spesso bloccata da troppi freni, troppi interessi, troppe illegalità, troppe burocrazie volute per mettere i bastoni fra le ruote agli onesti e favorire gli amici…». Una terra bellissima che è però anche una giungla selvaggia nei rapporti sociali, economici, culturali, dove ogni bene e ogni male italiano viene accentuato. Serve l'impegno di tutti per non lasciare sole le vittime del ricatto mafioso.

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