G7 conclusione, Gentiloni soddisfatto: il successo è sul terrorismo

Il premier italiano ammette molto onestamente, durante la conferenza tenutasi dopo pranzo, le difficoltà di questi due giorni di discussioni, con distanze su alcuni temi sensibili rimaste tali

Quando Paolo Gentiloni si presenta alla stampa per definire "un successo" il vertice di Taormina, Donald Trump ha già lasciato l'Hotel San Domenico, sede del summit. Deve raggiungere le truppe americane a Sigonella.

Il premier italiano ammette molto onestamente, durante la conferenza tenutasi dopo pranzo, le difficoltà di questi due giorni di discussioni, con distanze su alcuni temi sensibili rimaste tali. E su queste distanze trova fondamento la soddisfazione americana.

Dal punto di vista politico, quello che si era preannunciato come il G7 "più difficile" (previsione del presidente del Consiglio Ue Donald Tusk) per l'alto numero di esordienti e soprattutto per l'incognita Donald Trump si è confermato tale. 

Il vertice è partito bene per Gentiloni che incassa subito la firma dei Sette Grandi alla Dichiarazione di Taormina,  un testo che avrà ricadute importanti sulla lotta al terrorismo anche per il passaggio in cui si chiede ai grandi internet service provider di rimuovere tempestivamente tutti i contenuti che possano promuovere o amplificare mediaticamente gli atti terroristici.

Passi avanti sono stati mossi, per Gentiloni, anche sul libero commercio. Nel testo c'è un riferimento diretto alla "lotta al protezionismo", inserito dopo il via libera di Donald Trump. "La discussione sul commercio ha visto passi in avanti significativi, sgomberando il campo da una idea per la quale chi ha molto sottolineato la necessità di tutelare categorie e forze più colpite dalla globalizzazione sia necessariamente a favore di una radicale chiusura protezionistica".

"Il risultato più importante è stato sul terrorismo", è la rivendicazione più netta che fa nella conferenza stampa di circa 40 minuti, asciutta come il comunicato finale del vertice. E sui migranti, pur derubricando la soluzione del problema ad una sede diversa dal G7, fa capire che l'Italia avrebbe voluto di più sul tema dei diritti ma, precisa, "non è stato un accordo al ribasso".

C'è poi la madre di tutte le battaglie, il clima, dove il confronto ha avuto anche toni accesi nell'ex monastero di San Domenico. Gentiloni prende atto del rinvio degli Usa ma a differenza di altri leader, Merkel in primis, il premier italiano non usa parole dalle quali trapeli irritazione verso Trump.

E, sollecitato dalle domande dei giornalisti, Gentiloni fornisce una immagine ben diversa del presidente americano, "attento e partecipe".

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