Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica

Abolizione della doppia preferenza di genere, il no di Saverino (Pd) e Raia (Cgil)

Le esponenti etnee sono intervenute sull'ipotesi di abolire l'istituto della doppia preferenza che vede la possibilità di votare, per il rinnovo dei consigli comunali, un uomo e una donna

Sulla possibile abolizione della doppia preferenza di genere sono insorte due esponenti del centro sinistra catanese. Prima Ersilia Saverino, del Pd, e poi Concetta Raia, ex deputata e rappresentante della Cgil. Secondo Saverino "il centrodestra all'Ars non solo ostacola l'introduzione della doppia preferenza di genere alle prossime elezioni regionali, ma tenta addirittura di abolirla per l'elezione dei consigli comunali. Affermare che questo atteggiamento provoca indignazione è riduttivo: è l'espressione di una mentalità retrograda e maschilista che rischia di mettere in discussione la significativa presenza delle donne nelle istituzioni, conquistata in questi anni".

"Come presidentessa dell’assemblea provinciale di Catania per il Partito Democratico - prosegue - ribadisco che non rendersi conto di quanto sia stata preziosa l'elezione di tante donne, grazie alla doppia preferenza di genere, donne che hanno apportato nuovi contenuti e maggiore concretezza, colmando uno storico deficit di rappresentanza, denota una visione padronale del potere, oggi diventata inaccettabile. Faccio appello alle donne siciliane, anche a quelle del centrodestra, affinché sia forte la voce di chi non vuol tornare indietro, di chi pensa che le istituzioni debbano rispecchiare compiutamente la società, anche nella differenza di genere".

"Da donna, prima ancora che da sindacalista ed ex deputata, credo che abolire la doppia preferenza di genere sia compiere un grande passo indietro. La Sicilia non può fare finta di nulla". Ha rincarato Concetta Raia, della segreteria dello Spi Cgil, ex deputata regionale, che nel 2012 fu promotrice di un disegno di legge, poi approvato dall'aula. La sindacalista sottolinea che la norma è nata per "favorire l'equilibrio di genere intervenendo sia nella composizione delle liste elettorali, stabilendo delle soglie per i rappresentanti dei due generi, sia nella fase di votazione, fornendo all'elettore la facoltà di esprimere due preferenze, purché distinte per genere". "Si tratta ancora una volta - aggiunge - di dare voce ai diritti delle donne e alla democrazia stessa. Bisognerebbe anzi estendere la doppia preferenza di genere anche alle elezioni regionali. L'Ars abbia dunque uno scatto d'orgoglio perché nel caso la modifica passasse, saremmo , ancora una volta, l'unica regione d'Italia che si dirige verso una direzione opposta rispetto alle indicazioni nazionali. La doppia preferenza di genere - conclude - è inoltre apprezzabile perché non si presta a rischi di incostituzionalita'. Cancellarla e non estenderla sarebbe un pessimo precedente rispetto alle altre regioni italiane. Un pessimo esempio che arriverebbe proprio dalla nostra terra". 

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