Alta tensione a Misterbianco: Di Guardo attacca e Corsaro replica

Dopo l'inchiesta Gisella un altro terremoto politico - giudiziario ha minato il clima in città

Sono pesanti gli strascichi che due inchieste giudiziarie hanno lasciato a Misterbianco. Nel comune etneo, a seguito dell'operazione Revolution Bet, che ha portato all'arresto dell'allora vicesindaco Carmelo Santapaola, e la mobilitazione dell'opposizione guidata da Marco Corsaro che aveva chiesto le dimissioni del sindaco Di Guardo, sono stati inviati i componenti della commissione prefettizia che dovranno valutare eventuali infiltrazioni mafiose dentro l'ente.

L'operazione Gisella, che pochi giorni fa ha portato a sgominare il clan dei Tuppi, ha fatto emergere anche dei contatti tra alcuni malavitosi, esponenti politici e uomini che gravitano negli uffici comunali.

Ad alzare il tiro è stato il sindaco Di Guardo che ha incalzato proprio Marco Corsaro per alcune telefonate, effettuata dalla sua segretaria, nel 2017 per la campagna elettorale. In particolare si fa riferimento alle chiamate con Gaetano Nicotra, fratello del boss Mario e nuovo reggente del clan Tuppi, e con la moglie Lucia Palmeri.

Da questo particolare il primo cittadino ha lanciato una petizione per chiedere un passo indietro di Corsaro. Quest'ultimo, nel corso di una conferenza stampa, ha contraccato.

"Le telefonate che compaiono nelle intercettazioni sono delle chiamate a tappeto fatta partendo da elenchi di numeri dati alla segretaria. Le trascrizioni della chiamata rendono perfettamente l'idea ed è chiaro a tutti che la ragazza non ha un mandato specifico a chiamare i soggetti intercettati, né ha idea delle persone con cui parlava. Le chiamate suonano buffe per l’ignoranza assoluta della ragazza che emerge riguardo l'identità degli interlocutori. Dico al contrario che è una fortuna che ci siano queste intercettazioni perché rendono chiaramente il senso ed il significato di telefonate che non hanno alcun riflesso illecito né politicamente rilevante", ha detto Corsaro.

Il sindaco Di Guardo ha accusato il consigliere Corsaro, suo sfidante alle elezioni amministrative di Misterbianco del 2017, di aver "chiesto aiuto e sostegno a mafiosi". Marco Corsaro replica dicendo che "Di Guardo prova allora a sviare l’attenzione accusandomi in maniera incredibile di essere mafioso, approfittando in modo evidente di queste intercettazioni per sviare l’opinione pubblica dal coma profondo della sua amministrazione".

Una querelle sicuramente destinata a continuare. Intanto la città attende il responso della commissione prefettizia che dovrà poi inviare una relazione al prefetto. Quest'ultimo, poi, comunicherà al ministero degli Interni l'esito degli accertamenti effettuati e l'eventuale o meno proposta di scioglimento.

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