Attaguile, Pagano e la soluzione pensata per "trarre in inganno gli elettori"

Stando all'ordinanza di arresto disposta dal gip di Termini Imerese, Attaguile e Salvatore Pagano sarebbero gli ideatori di un escamotage per non perdere i voti di Salvino Caputo, divenuto incadidabile

Batosta giudiziaria oggi per il candidato sindaco della Lega Angelo Attaguile che, come ha confermato egli stesso a CataniaToday, andrà domani a Roma per decidere insieme a Matteo Salvini il suo futuro politico. Il leghista del Sud, in quanto coordinatore regionale di Noi con Salvini, è stato coinvolto nell'indagine della Procura di Termini Imerese che ha portato all'arresto del palermitano Salvatore "Salvino" Caputo. Secondo quanto è possibile leggere nell'ordinanza di arresto disposta dal gip, Angelo Attaguile e il deputato Salvatore Pagano - coordinatori, rispettivamente, della Sicilia orientale e della Sicilia occidentale del movimento leghista - sarebbero gli "istigatori" di un disegno preciso. Basato su un "inganno" per gli elettori.

In particolar modo, Caputo era intenzionato a candidarsi alle elezioni regionali di novembre 2017 e proprio a tal fine, essendo stato condannato per tentato abuso di ufficio, aveva presentato istanza di riabilitazione. Quest'ultimo, tuttavia, apprende il 29 settembre 2017 del rigetto della sua istanza (e dunque della sua incandidabilità). Lo stesso giorno lui e Alessandro Pagano parlano al telefono. Il primo secondo quanto riportano i magistrati "riferiva falsamente che il provvedimento di riabilitazione era stato rinviato a data successiva al 5 ottobre 2017 (celando il rigetto) e che pertanto non avrebbe potuto candidarsi... proprio in quel momento nasce l'idea di candidare un familiare di Caputo sfruttando il cognome, così da potere trarre in inganno gli elettori - si legge nell'ordinanza del gip - sulla persona fisica effettivamente candidata e da loro votata".

L'idea che piace ad Attaguile

A Pagano l'idea di perdere un bel bacino di voti proprio non va giù, soprattutto in campagna elettorale ormai inoltrata e, per questo, propone un'escamotage a Caputo. Una soluzione che, stando a quanto dice il gip, sarebbe stata approvata anche da Angelo Attaguile: "Senti tu mi devi fare una cortesia - dice Alessandro Pagano a Salvatore Caputo - noi non possiamo prendere settemila voti, seimila, e buttarli al macero, scusami, male che va candidi a tuo figlio...cioè tu continua a essere più forte di tutti.. io so già la soluzione qual è...Caputo senza fotografie e Gianluca non so come si chiama tuo figlio, detto Salvino, punto... basta... è così... funziona così".

L'idea è insomma di togliere la fotografia di Caputo padre, mettere il nome di Caputo figlio e fingere che quest'ultimo sia noto con il nome di "Salvino", ovvero quello del padre. La proposta "fatta dall'onorevole Pagano - si legge ancora - veniva condivisa e fatta propria anche dall'onorevole Angelo Gioacchino Attaguile che riferiva a Salvino Caputo: "ho parlato con Alessandro... la soluzione che ha posto lui è ottima...quella...detto Salvino..candidare tuo figlio...la tua la mantieni lo stesso...questa candidatura...mettendoci il nome di tuo figlio...però detto Salvino". 

I dubbi di Caputo sul figlio e sulla decisione dei capi Attaguile e Pagano

In un'altra conversazione registrata il 30 settembre tra Salvatore Caputo e Orazio Giordano, il primo spiegava al secondo i termini della soluzione pensata per non perdere tutti i voti ottenuti durante la campagna elettorale per le amministrative comunali di Palermo: "....Voglio giocare sal nome...Caputo detto Salvino...questo vogliono fare loro...chiaramente salvaguardando la mia posizione per le nazionali...io anche su Roberto (il vero nome del figlio, ndr) avevo detto al partito che ho delle perplessità...perchè non è la stessa cosa...poi bisogna vedere se tutti l'accettano...cioè ci sono centinaia di persona che fanno da capi elettori nella provincia di Palermo per me...come glielo spiego che devono votare mio figlio...gente ha smosso paesi... faccio riunioni in ogni paese con almeno cinquanta persone...per dirti le dimensioni del voto...era il voto a fiumi...questo era...l'alternativa sarebbe Roberto perché loro vogliono giocare sul nome per non perdere questi voti...anche perché il rischio qual è...che la gente si disimpegna...già in molti mi hanno detto...se non ci sei tu non faccio niente".

In realtà la scelta poi sarebbe ricaduta non sul figlio ma sul fratello di Salvatore Caputo, Mario Caputo, con lo stesso escamotage di "detto Salvino", pensato da Angelo Attaguile e Alessandro Pagano.

I candidati del centro-destra e la magistratura

Se il sindaco Enzo Bianco è stato sfiorato, per il coinvolgimento di due suoi stretti collaboratori, dal vento delle indagini sul sistema dei rifiuti - ma mai coinvolto direttamente - i tre candidati ufficiali della destra catanese sono attualmente, per motivi diversi, sotto l'occhio attento della magistratura. Il primo, su tutti, è Salvo Pogliese, recentemente rinviato a giudizio con l'accusa di peculato per le cosiddette spese pazze all'Assemblea regionale siciliana. Per lui il tribunale si è riservato di decidere a data da destinarsi e, quindi, presumibilmente dopo l'appuntamento elettorale di giugno. Il secondo, in ordine cronologico, è Riccardo Pellegrino, anch'egli uomo di Forza Italia, oggi candidato della lista Un cuore per Catania, da poco accusato di reati elettorali dalla Procura di Catania

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