Antiparentopoli e anticorruzione, disegno pronto all’esame dell’Ars

La stesura definitiva del ddl arriva nella sottocommissione. Previste norme che rendono nulli tutti gli affidamenti fatti a società in qualche modo riconducibili a parenti di parlamentari. Forzese: "Nuove norme per assessori e dirigenti rinviati a giudizio"

Il ddl antiparentopoli nella stesura definitiva arriverà oggi alla sottocommissione istituita la scorsa settimana all'Ars. Ad annunciarlo è Marco Forzese, presidente della commissione Affari istituzionali. Il testo prevede norme che rendono nulli tutti gli affidamenti fatti a società in qualche modo riconducibili a parenti di parlamentari e componenti della Giunta regionale, salvo i casi di appalti con evidenza pubblica.

Per la formazione professionale, invece, arriva la stretta sui "marchingegni delle scatole cinesi - dice Forzese - che vedevano i parlamentari direttamente coinvolti negli enti di formazione con le conseguenze gravi di cui si parla in questi giorni". Per quanto riguarda poi le norme anticorruzione Forzese annuncia che presenterà "un apposito ddl che verrà inserito come emendamento alla legge “antiparentopoli”, con il quale sanciremo la decadenza degli assessori e dei dirigenti generali, sin quando viene messo il decreto di rinvio a giudizio per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione".

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Inoltre sono allo studio anche delle norme specifiche per la sospensione dalla carica per i deputati indagati o rinviati a giudizio per gli stessi reati. Si tratta di un ddl per il quale Forzese spiega di aver avviato un “confronto” con il questore Nicola Zito. "Bisogna assicurare -conclude il parlamentare- il buon andamento della pubblica amministrazione, prevedendo misure rigide contro chi si trova sotto indagine e per tale ragione serve credibilità, fino ad un eventuale giudizio a suo favore, davanti agli elettori e all'opinone pubblica. Devono andare a casa e subito coloro i quali sono sottoposti ad indagini per reati gravi".

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