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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Politica

Si rifiuta di mostrare il green pass, accesso vietato all'Ars al capogruppo di Attiva Sicilia

Protagonista della vicenda Sergio Tancredi che ha riferito di avere anche chiamato i carabinieri che però, non essendoci ragioni di ordine pubblico, avrebbero detto di non poter intervenire sul posto: "Quindi una guardia giurata può impedire a un eletto dal popolo di entrare in Parlamento"

Accesso vietato all'Ars al capogruppo di Attiva Sicilia, Sergio Tancredi, che si è rifiutato di mostrare il suo green pass alla guardia giurata incaricata di verificare la certificazione verde dei deputati regionali. "Quindi - è la polemica - una guardia giurata può impedire a un eletto dal popolo di entrare in Parlamento". Munita di green pass, invece, la collega di gruppo e vice presidente dell'Ars Angela Foti. "Ho fatto il tampone perché so che devo svolgere il mio lavoro e soprattutto perché voglio impedire che si possa strumentalizzare questa protesta affermando che non vogliamo lavorare ma sostengo totalmente la posizione del nostro capogruppo".

VIDEO | Green pass all'Ars, stop ai due deputati di Attiva Sicilia

“C'è in gioco il principio di base della democrazia e delle libertà personali, non possiamo che essere contrari a questa imposizione che obbliga all’acquisizione di un certificato per poter ottenere persino il diritto al lavoro sancito dall’articolo 1 della Costituzione", è la posizione del gruppo, siglata in una nota anche da Matteo Mangiacavallo ed Elena Pagana, che oggi però non erano in Ars per ragioni di salute.

Tancredi, che aveva annunciato alla vigilia dei controlli, di voler chiamare i carabinieri per denunciare "il sopruso" ha riferito poi che i militari, non essendoci ragioni di ordine pubblico, avrebbero detto di non poter intervenire sul posto. Il parlamentare, quindi, accompagnato da Foti, si è recato in questura per formalizzare la denuncia. 

E prosegue, intanto, anche la battaglia interna con il segretario generale dell'Ars Fabrizio Scimè. Nei giorni scorsi Tancredi aveva diffidato l'amministrazione e l'ufficio di questura. "Ho chiesto di aumentare a Palazzo i livelli di sicurezza monitorando in maniera assidua e costante attraverso i tamponi rapidi la situazione di salute dei soggetti vaccinati, così come fanno molte aziende private. Avere il green pass non significa non avere il virus, per cui se la questione è sanitaria si deve procedere in modo diverso". Non si è fatta attendere la replica degli uffici: "La normativa attualmente vigente prevede l'adozione di misure quali il distanziamento e l'uso delle mascherine e, dal 15 ottobre, l'esibizione di un valido green pass. Nessuna norma impone, quale misura di sicurezza, di adottare l'effettuazione di un tampone, essendo quest'ultimo un trattamento sanitario che non può in alcun modo essere imposto dal datore di lavoro".

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